Se l’impresa mette i tacchi, non è soltanto per business

Il successo di Brustia-Alfameccanica è in un gioco di squadra fatto di donne e uomini

a cura di Federica Venni

Costruita e rinnovata a cavallo di tre generazioni, la Brustia Alfameccanica Srl è una realtà che ha portato e sta portando la vocazione tipica del distretto del pavese in tutto il mondo: nata nel 1958 a Vigevano, oggi è leader nel settore meccanico calzaturiero con la sua produzione di inchiodatacchi, fissatacchi, garbasperoni e formapunte. 

«Mio papà, sia quando ha fondato l’azienda sia durante tutto il suo sviluppo, è sempre stato affiancato dalla mamma», racconta Maria Vittoria Brustia. Ed è stato proprio questo, spiega, il connubio vincente, che ancora oggi è la ricetta di un successo. 

Lei e sua nipote Vittoria si sentono il «front office» di una realtà che ha un indispensabile «back office» maschile: «Senza i nostri fratelli e le altre persone che sviluppano idee e progetti non saremmo mai arrivati dove siamo ora. Ad oggi, in qualunque posto del mondo dove si fanno scarpe, noi e le nostre macchine ci siamo». All’inizio, ai tempi del nonno e con il boom economico degli anni Sessanta, furono Stati Uniti, Argentina e Spagna i primi mercati di espansione, oggi circa il 70% della produzione è destinata all’esportazione tra Cina, Giappone, Corea, Vietnam, Indonesia, Turchia

Maria Vittoria, che non ama prendersi troppo sul serio, si affida ad una boutade: «Dietro grandi donne ci sono sempre grandi uomini». E così, creatività e intuito femminili hanno bisogno di incontrare praticità e manualità per diventare sviluppo: «Io e Vittoria siamo quelle che tengono i contatti con i mercati, poi però serve chi dia vita alle nostre idee. E per questo ci sono i nostri fratelli e il resto del personale aziendale». Quattordici dipendenti che fanno un gran lavoro in team. Certo, si concede Vittoria, «noi donne siamo proverbialmente multitasking rispetto agli uomini, riusciamo quasi sempre a conciliare tante attività diverse e questo ci rende molto competitive. Quando vedo mio marito che, rispondendo al cellulare, smette di camminare perché non riesce a portare avanti due attività nello stesso momento rido sempre»

Intervista Brustia

Ma fuori da aneddoti e cliché c’è una realtà che permette alle donne d’impresa di fare davvero più cose contemporaneamente.

Vittoria, la nipote che rappresenta il terzo anello di questa storia imprenditoriale, ha una bimba di otto mesi: «Conciliare tutte le esigenze non è per nulla semplice, ma si può fare. L’importante, per lavorare bene, è avere anche una buona gestione della vita familiare. Dopo la gravidanza, anche se gradualmente, sono voluta rientrare subito al lavoro. Con un orario ridotto, certo, ma sono tornata immediatamente in pista. Quando fai un mestiere che ami non puoi stare lontano troppo tempo».

Ma se per gli uomini è più semplice lasciare il nido per rimettersi alla scrivania, per le neo mamme è complicato: «In questo periodo così negativo sotto tanti aspetti, stiamo però scoprendo una grande risorsa che si chiama smart working. Oggi, anche in Italia, non è più un tabù e ci permette di mantenere una certa continuità professionale»

Intervista Brustia

Vittoria, che insieme al fratello è una delle menti giovani della famiglia, sta proiettando la tradizione di Brustia Alfameccanica verso il mondo dell’Industria 4.0 e dell’innovazione, con due parole d’ordine, ampliare e diversificare. Così, recentemente, è nata BAT, una start up che, esplorando mondi anche diversi dal calzaturiero, si occupa di controllo qualità e sistemi di tracciabilità, grazie allo sviluppo di tecnologie avanzate.

La RFID, Radio Frequency Identification, in particolare, che, con l’identificazione a radiofrequenza, permette la validazione di informazioni a distanza. In poche parole, consente sia di raccontare la storia di un prodotto, sia controllarne lo sviluppo: «Le etichette realizzate con questa tecnologia possono essere applicate a tutti i settori merceologici e ci proiettano verso un futuro in cui i prodotti, finalmente tracciabili, hanno un percorso più trasparente e quindi spesso più sostenibile».

Non solo, questi sistemi permettono di digitalizzare una buona parte dei processi produttivi, «aiutando i nostri operatori, per fare un esempio, a riconoscere quando c’è un errore o un difetto di produzione». Non mancano, poi, le certificazioni green: «I nostri macchinari, che raccontano anni di storia, stanno diventando all’avanguardia anche per quanto riguarda la carbon footprint». E il futuro? «Vogliamo continuare ad innovare, diversificando il nostro business. E continuando ad essere imprenditrici che credono nel lavoro di squadra».

 
 
Seleziona il testo per condividerlo