Una famiglia, mille avventure

La Milano degli anni Quaranta era profondamente legata all'editoria. Era già la città italiana delle case editrici. La narrativa, la saggistica, la poesia, tutto passava dagli uffici, dai salotti, dalle redazioni milanesi.

a cura di Caterina Maconi

Certo, erano tempi difficili. La guerra e la censura mettevano a dura prova la tenuta di un sistema che laboriosamente cercava di rimanere in piedi, animato da editori-imprenditori e da intellettuali con il dono della caparbietà. Grazie a loro, nonostante il periodo, fiorirono sorprese.

È alla fine dell'estate del 1940, al civico 10 di via Rubens – zona De Angeli – che a Gianluigi Bonelli, scrittore, saggista e sceneggiatore di fumetti, inizia a frullare in testa un'idea. Ci lavora su e nel gennaio del 1941 la concretizza: rileva la testata Audace, un grande giornale di poche pagine a colori, che vuole reinventare. La redazione del suo nuovo progetto coincide con l'appartamento di via Rubens, dove vive insieme al figlio Sergio e alla moglie Aristea, detta Tea. “È lei che si inventa l'editoria a fumetti”. A raccontarcelo è Michele Masiero, attuale direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore. Incontriamo lui e Massimo Nicora, esperto di fumetti, in quella che dalla metà degli anni Settanta è la sede della casa editrice, al primo piano di un edificio in via Buonarroti, poco distante da via Rubens.

In quasi ottant'anni non sono mancati i colpi di scena. Audace ha cambiato diversi nomi e nel 1988 è diventata Sergio Bonelli Editore, la casa editrice che tutti conosciamo. È cresciuta, ha occupato sedi diverse, ha saputo leggere la contemporaneità, anticipando i gusti dei lettori, conoscendoli e intercettando nomi importantissimi del fumetto italiano, tutti legati alle figure di Gianluigi prima e di Sergio poi. A ripercorrere la storia di questa avventura c'è un corposo volume, “I Bonelli”, a cura di Gianni Bono, che narra le gesta della famiglia del fumetto italiano fino a oggi. 

Noi invece questa storia l'abbiamo scoperta direttamente dalle parole di Michele e dai commenti di Massimo, che attraverso alcune tavole iconiche, pietre miliari della Bonelli, l'hanno ripercorsa per noi.

TEX - N. 1 "La Mano Rossa" © Sergio Bonelli Editore

TEX - N. 1 "La Mano Rossa" © Sergio Bonelli Editore - Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli; disegni e copertina: Aurelio Galleppini

In principio, o quasi, fu Tex. “In verità la prima tavola è stata composta perché originariamente Tex usciva a strisce. La prima è del 1948. Poi negli anni Sessanta, quando è nato il formato bonelliano – ancora adesso è chiamato così, è un formato a quaderno che caratterizza la nostra produzione e che ha avuto molto successo – le strisce sono state raccolte e rimontate”, spiega Michele. I Tex sono le fondamenta su cui si basa la casa editrice. “Dopo aver rilevato Audace, ci fu uno stop a causa della guerra. Subito dopo, nel 1947-48, la ex moglie Tea torna a Milano con il figlio Sergio e riporta le tavole che erano state prodotte fino ad allora, rimaste a lei. Una donna, mamma, in una Milano da poco bombardata, si inventa di fondare una casa editrice di fumetti”

Ci si era trovata in quell'ambiente, per caso, per scelta, per amore. Inizialmente ripubblica quello che era stato già pubblicato da Gianluigi prima della guerra. E poi inizia a proporre novità, tutto insieme all'ex marito, che aveva abdicato al ruolo di editore e continuava a scrivere per lei. Contatta Aurelio Galleppini, disegnatore che aveva notato per le pubblicazioni con Mondadori, e lo invita a Milano. “Due i progetti che ha per lui: Occhio cupo, un fumetto di cappa e spada realizzato con tavole precisissime. E nelle ore libere Tex, che veniva lavorato in velocità, schizzato, come si può vedere già nelle prime strisce. È molto semplice ed essenziale. Occhio cupo dura due-tre mesi, Tex ha appena compiuto 70 anni.

Forse non tutti sanno che… Fino al 26 luglio Assolombarda dedica un'installazione a Tex Willer. Nella sede dell’Associazione, in via Pantano 9, i visitatori possono immergersi nella storia di questo mitico fumetto attraverso una sala multimediale e multisensoriale. L’ingresso è libero.

ZAGOR - N. 1 “La Foresta maledetta” © Sergio Bonelli Editore

ZAGOR - N. 1 “La Foresta maledetta” © Sergio Bonelli Editore - Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta; disegni e copertina: Gallieno Ferri

Allora Audace era una casa editrice molto piccola, composta da tre, quattro persone, tra cui il figlio Sergio. È lui che nel '55 prende le redini. E inizia anche a scrivere, con uno pseudonimo per rispetto del padre: Guido Nolitta. Nel 1961 inventa Zagor, il suo personaggio più importante, ambientato sempre nella frontiera americana, ma in un mondo di totale fantasia. È un eroe leggermente più tormentato di Tex, ma dal punto di vista grafico ancora molto tradizionale, perché il lettore si trovi tranquillo, rassicurato. I lettori storici di Bonelli si dividono da allora in texiani e zagoriani. Conferma Massimo: “io sono texiano. E il momento che preferisco – da lettore – è l'estate: se non c'è il Texone non è estate. Da sempre. Io non voglio andare al mare, voglio leggere Tex”.

MISTER NO - N. 1 "Mister No" © Sergio Bonelli Editore

MISTER NO - N. 1 "Mister No" © Sergio Bonelli Editore - Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta; disegni e copertina: Gallieno Ferri

Poi arrivano gli anni Settanta e nel mondo dei fumetti iniziano a circolare personaggi meno stereotipati. Gli albi a quel punto sono già diventati mensili, di circa 100 pagine, nel formato bonelliano che conosciamo, il 16x21 centimetri. Nascono i fumetti per adulti e i “neri”, come Diabolik. E nel '75 arriva il primo antieroe di Bonelli, Mister No, dalla penna di Sergio. “Mister No è un eroe anche perdente, tormentato. Il disegnatore è lo stesso di Zagor, Ferri. Anche il tratto è uguale a quello usato per Zagor, ma siamo davanti a un personaggio pieno di dubbi, simpatico, che non sempre sa come agire. È il nostro spartiacque. È un eroe per metà classico, dal punto di vista grafico, e per metà moderno. Bonelli qui ci ha riversato molto di sé: ci ha messo dentro le sue passioni, le sue letture. E infatti riveste la personalità del suo autore”, prosegue Michele.

MARTIN MYSTÈRE - N.1 “Gli uomini in nero” © Sergio Bonelli Editore

MARTIN MYSTÈRE - N.1 “Gli uomini in nero” © Sergio Bonelli Editore - Soggetto e sceneggiatura: Alfredo Castelli; disegni e copertina: Giancarlo Alessandrini

Nel 1982 nasce Martin Mystère. Parte dalla curiosità per l'archeologia misteriosa e poi scandaglia qualsiasi tipo di enigma in giro per il mondo. I primi anni Ottanta sono anni di relativa crisi. “Visti con gli occhi di oggi, della crisi odierna dell'editoria, fa sorridere – nota Michele – Allora si parlava di crisi quando Tex faceva 400mila copie al mese. Comunque il periodo era vissuto come di crisi, quindi Sergio Bonelli esplora anche dimensioni diverse, come quella del fumetto autoriale. Rilevò una casa editrice bolognese, L'Isola Trovata, che editava alcune riviste d'autore. Fu un'operazione che non durò molto ma gli permise di conoscere la nuova generazione di autori, che portarono una linfa nuova in Bonelli”.

DYLAN DOG - N. 1 "L'alba dei morti viventi" © Sergio Bonelli Editore

DYLAN DOG - N. 1 "L'alba dei morti viventi" © Sergio Bonelli Editore - Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi; disegni: Angelo Stano; copertina: Claudio Villa

E infatti si giunge a Dylan, nell'85/86. La casa editrice, ormai in via Buonarroti, contava una decina di persone. A metà anni Settanta vi era entrato Decio Canzio, un nuovo direttore che arrivava dal mondo dell'editoria tradizionale e che aiutava Bonelli. Diede un'impronta fondamentale: la Bonelli allora era un'impresa familiare nata spontaneamente, Canzio portò la struttura e la mente che si devono avere per impostare una casa editrice. Intanto, in un periodo complesso come quello, si decide, dopo le sperimentazioni, di tornare a fare quello che Bonelli era brava a fare. E così arriva l'indagatore dell'incubo, Dylan Dog. L'impronta è più moderna come inquadrature, messa in tavola e messa in scena. Una piccola grande novità. Inizialmente Dylan vendicchia. “Poi succede il miracolo, nessuno ha mai capito il perché. Comincia un tam-tam tra lettori. Nel giro di qualche anno esplode, con un picco nel 1994 con oltre mezzo milione di copie al mese. In quel momento tutto il comparto fumetto bonelliano fa un balzo in avanti: Dylan è il traino, nota Michele.

Più in generale tutto il fumetto da edicola esplode. “Era figo andare in giro con il fumetto in mano, a quel tempo – ricorda Massimo – io l'ho scoperto al liceo proprio grazie al passaparola, sono figlio di quella generazione”. Che è cresciuta a pane e fumetti, appassionatissima e magari tutt'ora coinvolta.

NATHAN NEVER - N. 1 “Agente Speciale Alfa” © Sergio Bonelli Editore

NATHAN NEVER - N. 1 “Agente Speciale Alfa” © Sergio Bonelli Editore - Soggetto e sceneggiatura: Antonio Serra; disegni e copertina: Claudio Castellini

In ogni caso Dylan creò una rivoluzione anche in casa editrice, che passò da meno di dieci persone a 50 nel giro di qualche anno. Era un periodo febbricitante, tutti i numeri uno erano un boom. Dagli anni '90 Bonelli si specializza in aree nuove. Con Nathan Never nel '91 c'è la fantascienza. E poi il primo personaggio femminile, una criminologa, Julia, del 1998.

Gli anni Novanta sono l'apice, poi l'intero mondo del fumetto si contrae, inizia la parabola discendente. A quel punto parte l'operazione collaterale: i fumetti in vendita con i quotidiani. “Abbiamo fatto numeri importanti, per esempio abbiamo colorato tutto Tex, che è uscito con Repubblica per 30 milioni di copie vendute. Sono state operazioni importanti che hanno risollevato la situazione, anche se tutta l'editoria ha iniziato a soffrire. Adesso – va avanti Michele – dal punto di vista distributivo abbiamo affiancato alle edicole, nostro storico driver, le fumetterie specializzate, circa 250 in Italia. È una distribuzione parallela. E poi da tre anni e mezzo abbiamo aperto un'etichetta libraria con cui andiamo in libreria con il nostro marchio con 4-6 volumi al mese, che ripropongono storie già editate in edicola in formati lussuosi o con extra, o proposte pensate proprio per la libreria”.

JULIA - N. 1 "Gli occhi dell'abisso" © Sergio Bonelli Editore

JULIA - N. 1 "Gli occhi dell'abisso" © Sergio Bonelli Editore - Soggetto: Giancarlo Berardi; sceneggiatura: Giancarlo Berardi; disegni: Luca Vannini; copertina: Marco Soldi

I tempi sono cambiati ma le vecchie glorie hanno sempre un posto d'onore. “Proseguiamo con i titoli storici, come Tex, che ha fatto 70 anni. E stiamo provando anche operazioni più rischiose”. Il pubblico si è assottigliato ma si è anche fatto più esigente.

“Nel 2018 abbiamo aperto una nuova etichetta, Audace, come il primo nome della Bonelli. È un modo nuovo, a livello grafico e contenutistico, di fare storie a fumetti. Abbiamo pensato che Gianluigi era stato audace a voler cambiare le regole con cui dovevano essere costruiti i giornali, in tempi di fascismo. E anche noi vogliamo essere più audaci”. Non solo.
“Stiamo aprendo una nuova traduzione a fumetti di alcuni romanzi importanti. La prima collaborazione è con Maurizio de Giovanni sul commissario Ricciardi, che ha scritto quattro romanzi che abbiamo fatto diventare fumetti, lo scorso anno. E adesso lo faremo con I bastardi di Pizzofalcone, altro suo romanzo”.

"Le Stagioni del Commissario Ricciardi. Il senso del dolore" © Sergio Bonelli Editore

"Le Stagioni del Commissario Ricciardi. Il senso del dolore" © Sergio Bonelli Editore - Soggetto: Maurizio de Giovanni; sceneggiatura: Claudio Falco; disegni: Daniele Bigliardo; copertina: Daniele Bigliardo; colori: Ylenia Di Napoli, Andrea Errico

Ma la nuova frontiera di Bonelli è il comparto multimediale. Cerchiamo di portare i nostri personaggi nel mondo cinematografico, dell'animazione. Abbiamo fatto un film prodotto con Sky, Monolith. È uscito in contemporanea con il fumetto. E stiamo producendo una serie in 2D di Dragonero, personaggio fantasy, una delle nostre ultime proposte. Stiamo lavorando con Eagle Pictures al film di Dampyr, un horror vampiresco. E a una serie tv di Dylan Dog con partner internazionali. Tutto questo al di là della carta stampata, che rimane centrale, fondamentale. Il digitale non è un modello di sviluppo, per noi”.

DRAGONERO - N. 1 "Il sangue del drago" © Sergio Bonelli Editore

DRAGONERO - N. 1 "Il sangue del drago" © Sergio Bonelli Editore - Soggetto: Luca Enoch e Stefano Vietti; sceneggiatura: Luca Enoch e Stefano Vietti; disegni: Giuseppe Matteoni; copertina: Giuseppe Matteoni

Quella di Bonelli è una saga nata da una grande passione che è diventata un mestiere. Ora la dinastia familiare continua con il figlio di Sergio, Davide, che sta portando la casa editrice in una dimensione nuova, che sarà il suo futuro. Chi, volendo scandagliare la storia della Bonelli, si volesse avvicinare al volume di Gianni Bono, non potrà fare a meno di notare, a fianco al titolo troneggiante “I Bonelli”, una piccola frase, che racchiude tutto: “Una famiglia, mille avventure”.