Una storia di filiera che dà energia

speciale: Energia

È genialità italiana quella che viene declinata nelle storie della filiera dell’energia.

a cura di Jacopo Giliberto

illustrazioni di Nicola Laurora, in arte Nico189

Nella sceneggiatura di Pietro Germi per il film “Amici Miei” di Mario Monicelli (1975) è contenuta una pennellata di conoscenza profonda dell’animo umano e delle caratteristiche che rendono unica l’Italia nel mondo, le genialità. 

“Che cos’è il genio?”, si chiedeva la voce fuori campo di uno dei personaggi, il giornalista Giorgio Perozzi. “Il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione”

Ama dire un imprenditore milanese di successo, Giorgio Squinzi: l’Italia è povera di materie prime ma vi si trova l’unica materia prima che non basta mai, la materia grigia. Ed è genialità italiana quella che viene declinata nelle storie della filiera dell’energia.

Capitolo fantasia. Pochi mesi fa, era il gennaio scorso, mi telefonò una persona che non conoscevo. 

“Giliberto – mi propose – se vuole vedere in prima persona che cosa significa in pratica la locuzione filiera dell’energia venga a vedere l’aereo che stiamo caricando in aeroporto”.  L’interlocutore è amministratore delegato di una primaria azienda milanese di ingegneria, è fornitore dell’Eni e della Maire Tecnimont, in gennaio insieme con altre aziende in un aeroporto dell’Alta Italia stava organizzando l’invio di un intero cargo di materiali destinati a un investimento upstream dell’Eni in America del Nord. 

Casse e pacchi pieni di compressori, attuatori, manometri, quadri elettrici, tubazioni, valvole e saracinesche, flange, guarnizioni. Dentro a quell’acciaio sagomato in forma di apparecchiature c’erano intelligenza, fatica, studio, esperienza. 

In giugno ho ritrovato quelle competenze, quelle storie di vita e di lavoro, quegli anni di applicazione sui libri e nei cantieri quando ad Addis Abeba ho incontrato l’Enel alla ricerca di nuovi investimenti per le energie rinnovabili in Africa: con la società italiana si muoveva nel mondo la filiera italiana delle imprese dell’energia. È la fantasia di saper partire senza guardarsi indietro, a dispetto delle burocrazie assillanti e delle normative occhiute. 

La genialità dell’impresa italiana, capitolo intuizione. Quando è stato scoperto Zohr a qualcuno è parso un miracolo, a qualcun altro invece è parso il frutto meritato di anni di fatiche di studi. Che cos’è Zohr? È il nome di un giacimento colossale di metano, la più grande scoperta di gas mai realizzata in Egitto e nel Mediterraneo con circa 850 miliardi di metri cubi di metano. Si trova al largo del delta del Nilo e di fronte a Porto Said, dove sfocia il canale di Suez.

L’area mineraria si chiama Shorouk e sul suo mare opaco e deltizio per una decina d’anni un gruppo di colossali compagnie petrolifere vi avevano cercato giacimenti fra le sabbie mioceniche tipiche della geologia del luogo. Vi perforarono addirittura 9 pozzi: esiti deludenti.

Poi è arrivata l’Eni. Ed ecco quella componente formidabile rappresentata dall’intuizione geniale. I dati geologici studiati invano dalle altre compagnie sono stati affidati al centro colossale di supercalcolo del Cineca a Casalecchio di Reno. Il cervellone – uno dei più potenti al mondo – ha metabolizzato l’enormità di dati e ha detto: cercate in questa struttura carbonatica di 10 milioni di anni fa, sotto questo “patatone” gigante nascosto nel fondale.

Ed ecco spiegato perché l’Eni, edotta da questa intuizione esaltante, abbia voluto dotarsi di un centro di supercalcolo nel polo di Sannazzaro-Ferrera, nella Bassa pavese: la conoscenza è stata e sarà lo strumento che ha fatto la differenza nel caso di Zohr e fa sempre la differenza quando si compete sui mercati.

La filiera energia in una suggestione creata dall'illustratore Nico189

Oggi il blocco Shorouk (Eni al 50% con Rosneft al 30%, Bp al 10% e Mubadala al 10%) ha cambiato lo scenario energetico del Mediterraneo con una produzione cumulata 2018 pari a 12,2 miliardi di metri cubi. 

L’Egitto è diventato autonomo e a fine 2018 ha sospeso le importazioni di GNL e ora ha tutti gli ingredienti per diventare un hub del gas regionale, tenendo conto della sua collocazione geografica tra Africa, Medio Oriente ed Europa, la presenza di infrastrutture (impianti GNL e condotte) e una solida storia nell’industria del petrolio e del gas. L’intuizione geniale ha cambiato lo scenario di centinaia di imprese italiane e ha dato una prospettiva nuova a un intero Paese, l’Egitto.

Ecco il capitolo della genialità declinata attraverso la capacità di decidere. La decisione di lavorare nel mondo portando con sé imprese italiane – ricorda Fabrizio Di Amato, fondatore e presidente della Maire Tecnimont di Milano – è non soltanto un vanto e motivo di orgoglio, ma è anche un beneficio per tutti perché si può fare ricorso all’export credit della Sace, l’assicuratore dell’export italiano, un partner strategico di lungo periodo fondamentale: sia per aumentare la nostra competitività, sia per promuovere con efficacia la filiera tecnologica italiana sui mercati internazionali. 

Ne sa qualcosa Marco Spina del gruppo Spina di San Giuliano Milanese: “Siamo specializzati nelle tecnologie elettrostrumentali, forniamo laboratori meccanici, chimici e fisici come quello da 2mila metri quadri e del valore di 6 milioni che abbiamo fornito in Turchia alla Socar, oppure realizziamo impianti elettrici con una componente tecnologia altissima”

Nel caso di Zohr? Risponde Spina: “È stata un’esperienza fondamentale. Per esempio fra i molti lavori per Zohr abbiamo realizzato gli impianti di illuminazione delle torce e le limitazioni con le boe, per tenere i pescatori lontani dal pericolo delle fiaccole accese”

Un’altra domanda, Spina: come la decisione di lavorare con Zohr ha cambiato l’azienda? “Siamo cresciuti in competenze, in consapevolezza, in capacità. Arriviamo fino allo start-up dei progetti, siamo diventati un piccolo Epc Contractor di dimensioni internazionali”. È un tocco di genio anche il saper decidere.

Infine, la genialità al capitolo velocità di esecuzione. Il progetto Zohr ha un’altra caratteristica che lo rende unico. Invece dei soliti cronoprogrammi architettati dagli ingegneri di tutto il mondo, per passare dall’immaterialità del progetto alla realtà dell’estrazione del metano gli italiani hanno cambiato il modo di lavorare. Tutto il progetto è stato ripensato in chiave di velocità di esecuzione facendo leva sull’intelligenza, su un gioco di incastri cronologici, sulla contemporaneità di più attività. 

Racconta Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore del gruppo Maire Tecnimont: “Il nostro contributo al mega progetto Zohr si è rivelato una vera sfida, considerato che siamo riusciti a consegnare il progetto in 9 mesi dall’assegnazione del contratto, tempi davvero strettissimi. Per raggiungere l’obiettivo abbiamo impiegato la tecnica della modularizzazione, separando il nostro progetto in moduli differenti, che hanno implicato anche la suddivisione dei lavori in più cantieri. Il progetto si è infatti sviluppato in due fasi, la prima a Siracusa, la seconda a Ravenna, per poi inviare i moduli in Egitto per l’installazione”

Che cos’è il genio?