Valentina Vezzali, la mia Impresa per servire l’Italia

speciale: Assemblea Assolombarda 2019

Considerata una delle migliori schermitrici della storia, ha vinto ai Giochi olimpici nove medaglie, di cui sei d'oro, una d'argento e due di bronzo. Un risultato che la conduce nella walk of fame degli sportivi con il maggior numero di medaglie d'oro olimpiche.

illustrazioni di Elena Xausa

Abbiamo chiesto a Valentina Vezzali di raccontarci come l’amore verso il nostro Paese l’abbia spinta oltre i propri limiti a condurre la sua impresa sportiva.

Impresa è un termine con tante declinazioni, oltre a quella economica. Può trattarsi di impresa scientifica, di impresa cavalleresca o di un grande condottiero da narrare per secoli. Ma c’è anche l’impresa sportiva. Secondo la sua esperienza quali sono i punti in comune tra la vita di un imprenditore e quella di un atleta?

Secondo me non è un caso che si utilizzi lo stesso termine per indicare “impresa”. C’è infatti più di un elemento in comune tra un’impresa sportiva e una economica. Intanto pensiamo alla passione e al talento che di solito danno vita e alimentano tanto un’impresa sportiva quanto una economica. Ma nessuna passione e nessun talento nell’uno come nell’altro campo sono sufficienti a ottenere risultati e magari successi senza investimento: non tanto di capitale, ma di tempo e dedizione. Il lavoro, nell’impresa economica come in quella sportiva, paga. Infine serve la costanza, il “non mollare mai”, il non pensare di essere giunti al vertice e continuare a investire tempo, risorse e tenere viva la passione, la lucidità, la voglia di vincere, rinnovando gli obiettivi e ravvivando le sfide.

Quali sono i motivi che l’hanno spinta a sfidarsi continuamente e a superare i limiti?

Non scegli a tavolino di imbastire una sfida. È la passione che ti fa tenere accesa la fiamma e che ti fa tornare in pedana dopo aver vinto una medaglia d’oro o dopo aver conquistato la sfida. Gli stimoli sono dentro te, sono loro a dettare i tempi di ogni “impresa”. Non ci si ferma mai. E anche oggi, che la pedana è lontana e il fioretto è al chiodo, vivo di nuove sfide. Credo che ogni persona viva di stimoli. Gli imprenditori ne sono un esempio almeno quanto gli sportivi: non è il primo bilancio chiuso in attivo a spegnere l’entusiasmo iniziale e a fermare le macchine, anzi: da lì si riparte ogni volta per affrontare nuove sfide.

Quale è stato il momento più emozionante della sua carriera?

Ne sceglierei due. Il primo è sicuramente alla base di tutta la mia carriera. È stata la mia prima vittoria a livello nazionale: era il campionato italiano under14 e si disputava al PalaEur di Roma. Ricordo ancora perfettamente il momento della mia ultima stoccata, quella della vittoria, perché l’arbitro non fece in tempo a ufficializzare la vittoria che mi ritrovai in aria, tra le braccia di mio padre che mi fece roteare stretta in un abbraccio che sento ancora oggi. A ogni vittoria ho sentito forte quell’abbraccio anche dopo la sua morte.

Il secondo momento emozionante è legato a Londra2012 e all’onore che ho avuto di portare il tricolore nella cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici. Ricordo il “peso” del valore di quella bandiera e anche di rappresentare quel gruppo di atleti che mi seguivano festanti. È stata un’emozione unica che ancora oggi avverto ben viva.

L'Impresa sportiva secondo l'illustratrice Elena Xausa

Cosa significa impegno e dedizione verso il nostro Paese? Cosa si prova a rappresentare l’Italia agli occhi del mondo?

Il momento in cui vedi issarsi la bandiera tricolore su un podio e si intona l’inno di Mameli vivi un moto d’orgoglio difficile da descrivere perché davvero imparagonabile. È un onore sapere di rappresentare un paese come l’Italia perché fuori dai nostri confini – e più di quanto noi possiamo rendercene conto – c’è un’altissima considerazione nei confronti del nostro paese. Girando per il mondo, infatti, ho compreso come verso l’Italia ci sia sempre uno sguardo di simpatia e anche di invidia. Ecco perché quando sulle pedane internazionali riesci a fare bene in rappresentanza del tricolore, avverti un orgoglio fortissimo. Per vivere momenti cosi, però, è necessario che alle spalle ci siano ore, giorni, settimane e mesi di allenamenti, sacrifici e impegno. È come scalare una montagna: per poter godere della vetta, è necessario un lungo e faticoso lavoro. Ogni sacrificio è però ben ripagato non solo dalla soddisfazione del successo, ma anche dalla consapevolezza di aver dato il tuo contributo all’Italia. È qualcosa di cui vado particolarmente fiera, non solo per aver rappresentato il Paese salendo in pedana da sportiva, ma anche per aver avuto modo di servirlo indossando la divisa delle Fiamme Oro e sedendo tra gli scranni di Montecitorio nella mia esperienza da Deputata della Repubblica.

Ciascuno di noi, a prescindere dal ruolo che ricopre nella società, dovrebbe sentire forte l’orgoglio di essere italiano e impegnarsi per rappresentare l’Italia al meglio, per garantire al nostro paese un futuro migliore, fosse anche semplicemente rappresentando un esempio per i più giovani.