Gestire emergenze ai tempi del coronavirus

Questi giorni sono caratterizzati da incertezza, allarme, paura, panico, confusione, disordine organizzativo. Il rischio, il cigno nero, che stiamo vivendo è accompagnato da una profonda incertezza che rende più difficili e imprevedibili gli effetti delle nostre scelte.

di Paola Guerra - Fondatrice e Direttrice Scuola Internazionale Etica & Sicurezza

3 aprile 2020

Il virus è sconosciuto e in continua evoluzione. Sono davvero molte le domande che affollano le nostre menti: perché così tanti casi in Italia? I test sono affidabili? Quante probabilità abbiamo di ammalarci? Se risulto positivo al test avrò anche i sintomi? Quanto durerà? Ce la faremo a resistere economicamente? Incubo default per le imprese, sarà vero anche per la nostra azienda? Che decisioni devo prendere? Come organizzare il lavoro? Lavoro agile? Quando riprenderemo le “normali attività? Quando potremo nuovamente pianificare trasferte all’estero? Cosa dobbiamo fare? Come posso gestire l’unità di crisi? Quali scenari alternativi posso creare? Quali sono le fonti certe di dati?

Il cervello umano fa davvero molta fatica a tollerare veloci cambiamenti e tanta incertezza e se non comprende la situazione si sentirà in pericolo. Come mai ognuno di noi ha reazioni così diverse di fronte a un evento reale? Come funziona la percezione del rischio? La sensazione di pericolo è attivata da uno stimolo (naturale o appreso) che minaccia la nostra vita, la nostra sopravvivenza, o quando capiamo che è a rischio la vita delle persone a noi care. 

In condizioni di calma le parti del cervello più evolute (corteccia frontale) controllano e regolano quelle più antiche (sistema limbico) mentre in situazione di pericolo - dove sono richieste risposte immediate - le parti arcaiche possono prendere il sopravvento: quando si percepisce un pericolo l’amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura, si attiva per mettere in atto le risposte comportamentali che aumentano per noi le probabilità di sopravvivere

Un virus sconosciuto come il Covid-19 rappresenta una minaccia per noi e per le persone che abbiamo a cuore, i nostri familiari, i nostri amici e colleghi. Il coronavirus sta destando però reazioni diverse, ogni persona reagisce in modo diverso e questo dipende dalla sua percezione del rischio e dalla tipologia di difese che il suo sistema di sopravvivenza mette in atto.

Il modo, quindi, in cui una persona reagisce a un evento è determinato dalla percezione che ha del rischio legato all’evento stesso e dal pericolo che si paventa. In questo momento uno degli aspetti focali è, quindi, il rapporto tra propensione e percezione del rischio. Il primo è un fattore di personalità mentre il secondo dipende dalle esperienze individuali e dalle emozioni connesse alle situazioni di pericolo vissute.

Per comprendere come si attiva e si amplifica la percezione del rischio e come una singola notizia possa avere tanta forza e potere, dobbiamo innanzitutto considerare la nostra naturale predisposizione a ricordare eventi spiacevoli e informazioni negative. Questo ci consente di preservare la vita.

Le decisioni che vengono prese nei momenti di “percepito pericolo” seguono scorciatoie di ragionamento, denominate euristiche e bias, che ci portano spesso a una rappresentazione errata del rischio. Tra i bias più significativi in questo momento vi è il framing cioè un meccanismo automatico che porta ogni persona a raccogliere e interpretare le informazioni disponibili riportandole ad uno schema di interpretazione precostituito e parziale che mi deve mettere in salvo dai pericoli ma non sarà necessariamente esaustivo e corretto. Al momento della scelta (es. correre al supermercato per riempire la dispensa), l’attenzione del singolo verrà immediatamente posta sulle informazioni che rientrano nello schema “peggior scenario possibile”, ignorando tutte le altre. Il messaggio è “mi devo mettere in salvo perché le informazioni che mi arrivano mi accendono le immagini di pandemie con conseguenze terribili per me e i miei cari”. 

A contribuire all’allarmismo, è anche la grande difficoltà con cui il nostro cervello elabora informazioni molto complesse. Per ognuno di noi è molto difficile reperire e analizzare in modo esaustivo tutte le notizie e i dati disponibili dalle molteplici fonti accessibili, pensiamo alla continua “ondata” dai social network; abbiamo quindi necessità di costruire schemi logici che semplifichino e descrivano la realtà velocemente. Una scorciatoia molto utilizzata è l’euristica della disponibilità, vedo immagini correlate ad una grave malattia e mi vengono in mente le peggiori pandemie della storia. Tanto più velocemente è disponibile nella mia mente un’immagine tanto più il rischio per me è altamente probabile. 

Un’altra scorciatoia è l’euristica della rappresentatività. Bias ed euristiche di rappresentatività sono alla base del processo logico che ci porta ad associare un uomo che parla arabo con un attentato terroristico. E in questa crisi lo vediamo bene, inizialmente con i cinesi poi con i lombardi o veneti immediatamente percepiti come gli “untori” e alla fine con i runners e coloro che hanno scelto di continuare a praticare attività sportiva nei dintorni delle proprie abitazioni. Questi meccanismi aiutano a semplificare e a prendere decisioni velocemente ma possono generare fenomeni quali razzismo, discriminazione e stereotipi.

Durante una situazione di incertezza come quella che stiamo vivendo, in cui abbiamo timore e le informazioni sono molteplici e in costante aggiornamento, non è facile capire quali siano le fonti attendibili da ascoltare: molte informazioni rilevanti si perdono, vengono ignorate o scambiate per fake news. La paura mi spinge a ricercare tante informazioni da fonti diverse e, quindi, ad affaticare il cervello riempiendolo di notizie che non riesce ad elaborare. È importante quindi concentrare la nostra ricerca di informazioni da fonti certe e istituzionali

E quando percepiamo un pericolo quali emozioni proviamo? Le emozioni caratteristiche nei momenti di percezione del pericolo sono paura, ansia e panico.

La paura è un’emozione primaria, innata. È, quindi, del tutto normale in questo momento; è una delle emozioni di base ed è funzionale alla sopravvivenza dell’individuo e del gruppo. 

L’ansia è una paura di un qualcosa che non è ancora accaduto, è una “paura anticipatoria”. È quel tipo di timore che ci fa immaginare supermercati vuoti e farmaci esauriti, che ci fa temere per il posto di lavoro e che ci paralizza per il rischio di contrarre la malattia. Anche quando tutto ciò non ci è ancora accaduto.

Ecco, il COVID-19 sta generando una serie di comportamenti volti ad attenuare l’ansia di un qualcosa che potrebbe accadere.

Gestire emergenze ai tempi del coronavirus - a cura di Paola Guerra, Fondatrice e direttrice del Centro Studi e della Scuola Internazionale Etica & Sicurezza

Il panico, infine, è un’escalation di paura e ansia che manda in blocco la corteccia; il pensiero tipico è “sto per morire” e si è talmente in preda al terrore che ci si immobilizza. È una paura senza oggetto che non permette al cervello, al corpo e alle emozioni di parlarsi. È proprio il panico che va ridotto poiché porta ad azioni sconnesse, irrazionali. Correre a saccheggiare un supermercato, diffondere messaggi poco attendibili tramite i social network, alimentare un word of mouth pericoloso e virale.

La solitudine e l’isolamento che, tra l’altro non si sa quanto durerà, possono causare effetti sulla psiche fino a vere e proprie forme di disturbo post traumatico da stress. Stiamo osservando con il team di psicologi dell’emergenza che aumentano le persone con pensieri ossessivi o con forme di ansia e depressione. Il risultato può essere un innalzamento dei livelli di stress. Lo stress cronico e duraturo comporta l'aumento di cortisolo. Il cortisolo, un ormone prodotto dal surrene, è noto come l’ormone dello stress. Nei momenti di alta tensione causa l’aumento di glicemia e grassi nel sangue, mettendo a disposizione l’energia di cui il corpo a bisogno. Oltre al cortisolo vengono poi prodotte e liberate adrenalina e noradrenalina; la combinazione di questi tre elementi aumenta la pressione sanguigna per migliorare le prestazioni fisiche e la prontezza. Questo processo è funzionale se ha una durata limitata nel tempo e se si hanno momenti di recupero e di rilassamento. È davvero quindi importante accettare e accogliere fragilità e vulnerabilità e non esitare a chiedere aiuto. 

Cosa possiamo fare quindi? Per abbassare le attivazioni fisiologiche ed emozionali è importante riattivare al più presto la corteccia frontale ovvero la parte del cervello preposta al ragionamento e alle decisioni

Le parole chiave per questa emergenza sono: prendersi cura, calma, empatia e pazienza, ordine, leadership, coordinamento e comunicazione, supporto e coaching

Ognuno di noi ha la responsabilità di abbassare la confusione, riportare l’ordine, di mantenere la calma e agire con razionalità anche e soprattutto in una situazione atipica in cui non possediamo, nella memoria individuale e forse neanche in quella collettiva di breve periodo, dei riferimenti cui potersi aggrappare.

Le indicazioni che riteniamo importanti sono:

creare un’unità di crisi che sappia guidare e decidere con fermezza, velocità, razionalità ed empatia

raccogliere informazioni da fonti istituzionali e creare report quotidiani

analizzare la situazione attuale e il “caso peggiore” (worst case scenario) e il conseguente processo decisionale

pensare alle soluzioni alternative in base all’evoluzione della situazione

redigere ed aggiornare il piano e le procedure emergenza

se si hanno sedi all’estero progettare se, quando e come far rientrare le persone

confrontarsi, partecipare ai tavoli tra aziende e colleghi del settore

comunicare le azioni e decisioni aziendali, condividere le informazioni corrette con tempestività, semplicità, trasparenza coinvolgendo tutti (dipendenti, collaboratori, fornitori, partner, …)

raccogliere i “segnali deboli” di criticità individuali e organizzative e affrontarli

progettare azioni di supporto finalizzate al benessere e alla salute delle persone (formazione on line, linee telefoniche dedicate, emergency coaching, …), la psicologia dell’emergenza è preziosa

tendere ad un costante e continuo miglioramento

The last but not the least… grande importanza ricopre per ogni persona e organizzazione la capacità di gestire lo stress e i cambiamenti. Sarà dunque importante pensare e pianificare attività di sostegno e aiuto in tal senso per chi è in maggiore difficoltà. Un aiuto lo forniscono le tecniche di meditazione e di respirazione che aiutano ad acquisire consapevolezza degli stati interni e contribuiscono ad abbassare il livello di attivazione neurovegetativa dell’organismo. Un altro espediente è concentrarsi sulle cose pratiche del presente. Il “qui ed ora” è un nostro alleato, insieme al dato di realtà che viene fornito dalle fonti ufficiali e dai dati scientifici. Alla fine di questa esperienza ricordiamo di raccogliere e condividere “le lezioni imparate” dalla gestione di questa emergenza.

È una grande prova di civiltà e responsabilità. Insieme possiamo farcela!

 
 
Seleziona il testo per condividerlo