Rold, il manifatturiero lombardo guarda avanti

speciale: Innovazione

Per la prima volta dopo oltre 50 anni l'azienda di Nerviano ha spento le macchine. Ma i contratti non si fermano, e la tecnologia può aiutare.

a cura di Caterina Maconi

9 aprile 2020

“In questi giorni gli insegnamenti da seguire sono gli stessi che mio padre, Onofrio Rocchitelli, applicava già 57 anni fa, quando insieme a mia madre, Dolores Loro, fondò la sua azienda. Ci diceva “prima le persone”, e così abbiamo fatto quando è scoppiata questa emergenza sanitaria”. Laura Rocchitelli è la presidente di Gruppo Rold e di Elettrotecnica Rold, impresa leader nel settore della componentistica per elettrodomestici. Insieme ai fratelli guida l'azienda di famiglia di Nerviano, nord ovest di Milano, fiore all'occhiello del manifatturiero lombardo e italiano.

Garantire la salute e garantire gli stipendi sono le priorità da rispettare sempre, a costo di sacrifici – precisa – Ancora prima che uscissero i protocolli, abbiamo deciso di dotare tutti i dipendenti di mascherine e guanti, facendo controlli con termoscanner e pulizie profonde, predisponendo le misure per il distanziamento sociale, anche in mensa. E poi lo smart working per tutti coloro che potevano farlo, dal commerciale, alla progettazione. Ma su 230 assunti abbiamo 190 persone legate all'attività strettamente di produzione, che non possono fare smart working”

La storia di Rold è la stessa di tante aziende tricolore che in questi giorni hanno dovuto far fronte al Dpcm del 22 marzo: chi non ha il codice Ateco giusto, si deve obbligatoriamente fermare.

È stata la prima volta in oltre 50 anni. Abbiamo dovuto chiudere, spegnere i macchinari. Fermare tutto”. Sono 190 gli assunti in cassa integrazione in questo momento, altra dolorosa conseguenza del provvedimento. “Ma come spesso accade, è nei momenti di difficoltà che si fanno scoperte emozionanti – racconta Rocchitelli – ho notato grande unione, solidarietà tra i dipendenti: desiderio di essere una squadra. Ci sono stati operai che mi hanno chiesto di poter portare a casa i pezzi e lavorarli da lì. Per ovvie ragioni non è stato possibile, ma ho avuto una testimonianza del loro impegno. Mi hanno chiesto che cosa accadrà nei prossimi giorni, sono preoccupati. Credo ci aspetti un periodo di sacrificio ora, ma dovremo correre più forte dopo. Dal canto mio, mi auguro che questa situazione non duri troppe settimane”.

Rold, il manifatturiero lombardo guarda avanti

Rold esporta l'85% della produzione, soprattutto verso il far east, dove ci sono importanti e noti clienti che fanno affidamento sulle componenti fornite dall'azienda lombarda per assemblare i propri elettrodomestici. “Prima della chiusura abbiamo spedito tutto ciò che potevamo spedire. Il tema non è tanto il fatturato perso – nel primo trimestre 2020 nonostante i dieci giorni di mancato fatturato 23 febbraio-3 marzo, abbiamo segnato un +15%: aver messo da parte un piccolo incremento può aiutarci – ma quello che comporta non rispettare gli accordi che abbiamo stipulato con i nostri clienti. Alcuni hanno chiuso e sono più comprensivi, altri invece continuano a fare pressioni, sottolineando come si debba tener fede ai contratti siglati. Ma l'Italia è ferma. “Abbiamo sempre scelto di non delocalizzare all'estero, di mantenere tutta la produzione in Lombardia”, dice Rocchitelli. Una posizione coraggiosa e allo stesso tempo non premiante, in questo periodo, ma alla Rold non ne se fanno un cruccio, anzi. L'Italia sta dimostrando ancora una vota di riuscire a reagire alle situazioni di emergenza. Non credo che la reputazione del made in Italy verrà inficiata”. Anche perché questa situazione ha ormai portata globale.

Sono molti i progetti che stiamo portando avanti su più fronti: sono stati firmati proprio in queste settimane alcuni contratti pluriennali e questo è un buon segno. Io sono ottimista di natura e vedo anche segnali incoraggianti, questo è uno di quelli”

Dal quartier generale di Nerviano da quando è iniziato il lockdown tutti i processi, tutti i passaggi della filiera sono stati ripensati, la tecnologia è un valido supporto, anche se la produzione basilare è impossibile da mandare avanti da remoto. Ma abbiamo un asset del nostro business legata all'Internet of Things e al digitale che invece sta proseguendo. Rold l'ha implementata quando ancora in Italia si parlava poco o per niente di industria 4.0, nel 2012-2013. Da allora è stato assunto personale qualificato per svilupparla e progettarla. Ha iniziato applicandola ai propri macchinari e ora è in grado di venderla anche a terzi. Si tratta di un software per il controllo delle macchine che raccoglie una importante quantità di dati, una piattaforma che monitora in tempo reale le performance.

“L'abbiamo sviluppate sul cloud. Il tentativo che stiamo facendo ora è quello di fare in modo che il cliente la possa installare da remoto per controllare le proprie attrezzature”, conclude Rocchitelli. La ricetta per superare nel modo meno doloroso possibile questo periodo non c'è. Ma attrezzarsi percorrendo tutte le strade per uscirne il prima possibile indenni, è sicuramente una strategia di buon senso. “Mi auguro solo che si comprenda che gli imprenditori stanno portano sulle spalle un senso di responsabilità enorme”.

 
 
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