DisrAction. Tecnologie per il cambiamento in atto

La disruption è arrivata all’improvviso, da una direzione che nessuno si aspettava e con una modalità di cui tutti avremmo fatto volentieri a meno. Ma è successo.

di Maurizio Sala

Esperto di digital brand strategy, creativity, user experience design

8 maggio 2020

La conseguenza immediata è che il cambio di paradigma del sistema, il salto in avanti digitale di cui tutti parlano da tempo ora non è più una possibile scelta ma è diventata una vera e propria “disrAction”: un cambiamento che necessariamente deve entrare in azione.

Fortunatamente le tecnologie per supportare tutto questo ci sono già, si tratta solo di individuare dove e come possono rivelarsi efficaci.

La riduzione degli spostamenti fisici e soprattutto il bisogno di sicurezza nelle interazioni sono la conferma -oltre alla vertiginosa crescita in borsa di Zoom- che lo smart working si sostituirà sempre di più al nostro consueto modo di lavorare. Bene le piattaforme di conference che tutti oggi usiamo, ma va detto che un futuro molto vicino sta già preparandoci un salto quantico. Ci sono esperimenti in fase molto avanzata, grazie anche all’imminente arrivo del 5G, per sistemi abilitanti cloud meeting in virtual 3D room, dove i partecipanti da remoto sono rappresentati da avatar in grado di muoversi e comunicare fra loro, connessi in real time con il proprio originale fisico. Molto reale ma completamente virtuale.

Lo smart working non è però solo vita d’ufficio. Riguarda anche le relazioni esterne con i clienti, in particolare se pensiamo al mondo della consulenza. Le piattaforme di wealth management già presenti e operative nel mercato finanziario danno la misura di quelli che potrebbero essere i vantaggi -adottando le giuste funzionalità- anche per le altre professioni consulenziali: abilitano il co-planning col cliente anche a distanza, velocizzano i tempi di risposta, sono integrabili con sistemi di artificial intelligence (AI) che potenziano le risorse a disposizione. Per fare un esempio: quanto può essere utile un sistema di emotional analytics durante una videochiamata col proprio cliente per comprenderne risposta, preferenze, attitudini?

Se invece spostiamo lo sguardo verso il settore dell’industria salta subito all’occhio che chiusure e regolamenti diversi da Paese a Paese hanno generato una nuova realtà con la quale la supply chain deve e dovrà misurarsi. Una fornitura distribuita giocoforza su più aree geografiche rispetto a prima ha la necessità di essere coordinata e tracciabile in modo efficace e sicuro, anche sul piano sanitario. Le soluzioni qui ci arrivano dal mondo IOT attraverso l’impiego di sensori di ogni genere integrati con piattaforme di smart tracing. Nell’adiacente settore della logistica è inoltre in piena espansione l’offerta di nuove tecnologie di sanificazione per ambienti, mezzi e imballaggi.

I nuovi scenari del settore fashion

Considerando poi gli impianti produttivi è evidente che la riduzione degli spostamenti apre alla necessità di sensorizzare macchine e processi per consentirne il controllo da remoto. Anche in questo caso è l’IOT a risolverci il problema. Manutenzione e assistenza possono poi avvantaggiarsi dall’integrazione di sistemi di AR/VR (augmented reality e virtual reality). Diventa così possibile, ad esempio, “trasferire” un macchinario remoto o una sua parte dall’altro capo del mondo e eseguire controlli o progettarne modifiche impiegando un visore di realtà virtuale e una riproduzione in 3D della macchina stessa. Sensori connessi al macchinario reale sono poi in grado di trasmettere al modello digitale dati e informazioni aggiornate sul suo funzionamento. L’operatività in loco può invece essere risolta con l’impiego di un visore olografico che consente al tecnico manutentore di lavorare direttamente sull’apparato con “al suo fianco” un collega che l’assiste ma che si trova fisicamente altrove.

La realtà virtuale è anche la dimensione tecnologica che impegna oggi tutte le attività commerciali, in particolare per quanto concerne il settore del fashion. Il distanziamento sociale infatti mette in crisi l’evento sfilata -vetrina importantissima per il lancio delle collezioni- e impone limiti al retail fisico con afflussi ridotti, ma anche con l’obbligo di sanificazione dei capi a ogni prova da parte del cliente. Senza dimenticare che gli spostamenti controllati diminuiscono -e di molto- la circolazione di buyer e clientela internazionale. Le tecnologie più attese per superare l’impasse del settore vanno nella direzione del capo progettato e presentato in 3D, delle sfilate online (digital catwalk) e delle virtual fitting room con digital human (avatar fotorealistici della persona) per mostrare l’abito indossato. La London Fashion Week di Luglio 2020 sarà un’edizione completamente digitale e questo la dice lunga su quanto sia vicino il futuro della moda su questo piano. Vale la pena notare che il trasferirsi in gran parte sul digitale darà anche un impulso positivo alla sostenibilità del comparto, spesso messo sotto accusa per i suoi alti consumi ambientali. Benefici in questo senso vengono dalla prototipazione in 3D dei capi con il conseguente risparmio di materie prime ed energia e dall’abbattimento di emissioni generato dai minori spostamenti delle persone, in un business che da sempre ne muove tantissime.

Cambiando angolazione e guardando al settore pubblico sotto il profilo del cambiamento, si possono pronosticare -ma anche raccomandare a chi di competenza- nuovi e differenti impieghi della tecnologia blockchain. La sua natura di piattaforma decentrata e sostanzialmente inviolabile può infatti supportare con efficacia il lavoro e la circolazione di documenti sensibili all’interno alla Pubblica Amministrazione, struttura territoriale per sua natura anch’essa decentrata. Può con altrettanta efficienza garantire in tutta sicurezza e privacy i servizi al cittadino via rete, in un mondo dove le code in Comune potranno essere un ricordo del passato.

Blockchain anche in tema di assistenza sanitaria: la tecnologia è ideale per circolazione safe di dati medici sensibili e cartelle cliniche, per la gestione delle prestazioni e l’erogazione rapida dei rimborsi. Oltre a questa non va sottovalutata la possibilità di ricorrere alla tecnologia 3D per la scansione digitale del corpo umano, in grado di creare un avatar tridimensionale della persona corredato di ogni misurazione biometrica possibile. È sostanzialmente la stessa tecnologia utilizzata per creare i digital humans per il settore del fashion, ma con alcune specifiche dedicate può risultare utile anche in campi medicali; per esempio l’ortopedia, con la creazione di tutori e protesi senza la necessaria presenza fisica del paziente.

Smart speaker

Dalla salute alla cultura. Il salto è meno ardito di quanto sembra perché se da una parte ci proietta di ritorno nelle familiari piattaforme AR/VR, dall’altra è certamente rilevante per un Paese ricco di musei e città d’arte come il nostro. Qui il futuro è già in corso. Attualmente ci sono nel mondo vari esempi di musei digitali che assicurano livelli di experience più che soddisfacenti per i propri visitatori virtuali, si tratta solo di seguirne l’esempio.

La tecnologia arriva in supporto anche del museo “reale” (fisico) sotto la forma dell’onnipresente IOT: sensori di prossimità e videocamere intelligenti combinati con algoritmi di AI e machine learning sono la maniera più efficiente per regolamentare a scopo sanitario gli afflussi di traffico nei locali espositivi. Le ultime notizie danno in Italia la riapertura dei musei nella seconda metà di maggio, sarà dunque necessario agire in fretta.

L’ultimo passaggio di questa panoramica riguarda un po’ tutti ed è il pensionamento della touch tecnology per i device a uso pubblico: bancomat, terminali POS, totem, biglietterie automatiche, ecc. Il motivo è ovvio e il sostituto è già fra noi: la tecnologia vocale. Già diffusa negli smartphone con Siri e Cortana, poi arrivata nelle case attraverso gli smart speaker, la tecnologia touchless abiliterà a breve la nostra interazione con i device ad accesso condiviso. In alternativa potremo scegliere di comandare il bancomat dal nostro smartphone, ma in entrambi i casi daremo l’addio definitivo alla tastiera fisica.

C’è infine una riflessione di fondo che riguarda quattro importanti fattori sottostanti a tutto quanto visto finora e di cui è necessario -direi fondamentale- tenere conto.

DATA: qualunque tecnologia in azione produce dati. Ignorarli è buttare via informazioni e risorse preziose. Saperli analizzare e sfruttare nel modo giusto è una professione a parte. Dotiamoci anche di queste competenze.

PRIVACY: è un argomento “caldo” che coinvolge moltissime delle tecnologie qui presentate. Qualunque soluzione si decida di adottare, le sue implicazioni in termini etici e di compliance normativa saranno benchmark inevitabili con i quali confrontarsi.

INVESTIMENTI: come tutte le risorse, anche la tecnologia ha un costo, spesso non indifferente. Rispetto a ieri il cambiamento in atto l’ha resa una necessità per poter operare, dunque una risorsa strategica. È in questa ottica che bisogna valutarne l’impiego.

FORMAZIONE: la cosa più importante di cui tenere conto nell’adozione di una qualunque tecnologia non è la macchina o il software in sé, ma la capacità del sistema di farla propria e di saperla utilizzare al meglio. Dunque, mai dimenticare che un investimento tecnologico include sempre un conseguente investimento formativo per preparare le persone al suo utilizzo ottimale. 

 
 
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