Ripensare alle catene del valore globali, un’opportunità per il sistema economico

Le ragioni di riportare le produzioni in patria.

a cura di Antonio Belloni

4 agosto 2020

La traduzione del titolo di un’opera non sempre interpreta fedelmente le intenzioni del suo creatore. Quella italiana di Partir révénir, film del 1985 di Claude Lelouch, per esempio, è Tornare per rivivere, e lascia il dubbio se si tratti di un rientro per ricominciare, per cercare risposte a un dramma del passato, oppure di un normale viaggio di ritorno che segue l’andata.

E qual è l’interpretazione del reshoring, quel viaggio di ritorno della produzione che ha così tante declinazioni, dal back shoring fino al near shoring?
Il prezzo del reshoring - Le ragioni economiche

Le ragioni economiche. Per l’impresa, la scelta del dove fare le cose – creare e approvvigionarsi, produrre e assemblare, distribuire e vendere, assumere e innovare, pagare le tasse – è sempre stata importante. La globalizzazione le ha premesso di dislocare nel mondo ognuna di queste attività, secondo una convenienza dettata principalmente da ragioni economiche. La prima è il costo del lavoro.

Così alcuni paesi sono diventati una perfetta cassaforte e alcuni solo una sede legale, altri il laboratorio di Ricerca e Sviluppo ed altri ancora una fabbrica. Questi ultimi in particolare hanno accolto le produzioni occidentali con il fenomeno dell’offshoring, in due grandi ondate: negli anni Ottanta e negli anni Duemila. Gli Usa hanno scelto l’Asia, così come l’Italia la Romania, la Repubblica Ceca, la Slovenia, la Cina e altri paesi.

Dopo il 2008 c’è stato il primo ritorno, con ragioni economiche tutte valide. Per alcune imprese italiane è servito a rendere coerente il messaggio, quindi il valore, del proprio marchio: se è Made in Italy va prodotto in Italia. 

Per altre, anche di altri paesi, a trovare in patria una gestione e un controllo migliori, più efficienza nei trasporti e nella logistica, e una qualità superiore nella realizzazione del prodotto e nella salvaguardia di marchi e brevetti.

Il prezzo del reshoring - Le ragioni del Paese

Le ragioni del Paese. Già prima del Covid-19 c’erano anche altre ragioni. Usa, Francia e Gran Bretagna ed altri paesi sono da sempre consapevoli dei motivi “politici” del reshoring. Dove per politici si intende di interesse nazionale e dove per interesse nazionale si considera l’economia come assett di difesa e attacco nella competizione globale.

Tra questi motivi ci sono l’aumento dell’occupazione e degli investimenti, del PIL e del gettito fiscale, e la conservazione sul suolo patrio delle imprese considerabili importanti, se non strategiche.

Ora, il blocco temporaneo ma improvviso e terribile delle lunghe catene di fornitura globali, tra paesi a basso costo del lavoro a paesi ad alto costo, ha reso chiarissima la vulnerabilità quindi la dipendenza da fornitori esteri instabili e insicuri, e ha portato “finalmente” l’attenzione su cosa sia essenziale per l’economia nazionale di ciascun paese, che sia una filiera, una materia prima, un prodotto. 

Tutto ciò rafforza le attuali ragioni politiche del rimpatrio produttivo. E mentre gli Usa contano le 1000 imprese rientrate dal 2004, la Francia può rimuginare sul 40% di quelle industriali fuggite tra il 2002 ed il 2018 col milione di posti di lavoro persi, e l’Italia ricordarsi delle quasi 24.000 che sono tuttora all’estero.

Il prezzo del reshoring - Non per tutti

Esiste un interruttore che avvii questo rientro in massa, e quali sono le nostre Ford, Apple, NCR, General Electrics da far rientrare? Il percorso non è semplice e non è per tutti.

Le condizioni sono legate a fattori interni come la dimensione, il settore di appartenenza (che fare con alimentare, moda e tessile, tecnologia, automotive?), il livello tecnologico, la qualità e il prezzo del prodotto e la forza del marchio dell’impresa che vuole un biglietto di ritorno.

Cosa far rientrare tra impianti, investimenti, management e ricerca è una scelta decisiva: la Francia, per esempio, dovrà scegliere se far rientrare la ricerca tessile dal Vietnam che per qualità e innovazione è pari a quella europea, mentre ha già scommesso sul rientro dell’automotive per investire su quello elettrico. E quali sono, per l’Italia, i settori dal valore strategico, e dal valore aggiunto elevato, da riportare in patria?

Il prezzo del reshoring - Un prezzo altissimo

Un prezzo alto. Coniugare ragioni economiche e politiche, imprese e paese, è complicato. Più di una ricerca, tra cui Reshoring: myth or reality. OCSE, 2016, conferma una crescente riduzione della differenza del costo del lavoro tra Asia e Occidente; sia per il suo innalzamento nei paesi emergenti, sia per l’automazione nei paesi avanzati.

Anche A.T. Kearney ha calcolato che dal 2013 l’import Usa da 14 Paesi low-cost dell’Asia è cresciuto in termini di valore del 14%. Ma se adesso rientrare appare economicamente conveniente, vanno però considerati due aspetti.

Da una parte, la de-localizzazione del viaggio di andata non era spinta solo da ragioni di costo, ma anche da un fisco e da una burocrazia più vantaggiosi che in casa. Molti ricorderanno le politiche “spinte” di attrazione da parte di Austria, Slovenia o delle free zone del Mediterraneo.

Dall’altra c’è il costo del rientro, perché ogni trasloco ha un prezzo. E chi lo paga? Lo può pagare l’impresa, se fa rientrare produzioni ad alto valore aggiunto, magari automatizzate. Può farlo il consumatore, pagando di più ma solo per prodotti sostenibili, di qualità e gamma elevata, con un marchio nazionale garantito. E può farlo lo Stato.

Ma “ricostruire un’economia alla vecchia maniera ci costerà una cifra astronomica” ha detto Jean Pisani-Ferry, economista vicino al Presidente francese Macron. Ovvero?  

Con politiche di offerta localizzativa e incentivi agli investimenti produttivi (es. riqualificazione/riconversione di aree industriali o dismesse), con l’aumento del valore ammortizzabile, la diminuzione del divario del costo energetico con l’estero, la riduzione della pressione fiscale, i contributi per le assunzioni e gli incentivi all’innovazione. Quindi con la bacchetta magica e probabilmente con il debito. E saremmo di nuovo da capo.

A meno che si ritorni un po’ a casa e un po’ da quei paesi vicini, per cultura, non solo per geografia, che negli anni si sono dimostrati dei produttori bravi e convenienti, e che possiamo aiutare a diventare ottimi mercati di sbocco.

 
 
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