Scelti per voi - Space Economy: il cielo non è più un limite

27 aprile 2021

“That’s one small flight for a drone, one giant leap for space exploration”… Se il piccolo Ingenuity avesse potuto parlare, con un po’ di ironia avrebbe forse ricordato per analogia la storica frase di Neil Armstrong a coronamento della sua impresa di lunedì scorso. Il 19 aprile 2021, ore 12:15 italiane, è stato compiuto per la prima volta un volo controllato sulla superficie di un altro pianeta, Marte: soli 3 metri in altezza e appena 39.1 secondi di durata, ma la storia dell’esplorazione spaziale compie un altro salto, foriero di grandi sviluppi. “Perseverance got us to Mars. With Ingenuity, we soar higher.”, tweetta la NASA. “Siamo in grado di volare anche su mondi alieni!” esultano in una delle loro seguitissime dirette i tre autori della pagina “Chi ha paura del buio?” (oltre 300mila follower su Facebook, oltre a quelli su Instagram, Youtube e Twitter).

Ma chi è Ingenuity e perché questa missione nello spazio è così importante non solo per l’America ma per il mondo intero?

Il piccolo elicottero Ingenuity – grazie al quale è la prima volta nella storia delle esplorazioni spaziali che viene compiuto un volo controllato su un pianeta diverso dalla Terra – è stato “partorito” dalla pancia del rover Perseverance il 3 aprile scorso e depositato in un’area pianeggiante e priva di ostacoli del cratere Jazero, su Marte. L’esito positivo della missione sancisce un importante avanzamento nell’esplorazione di luna e pianeti del sistema solare, permettendo di avventurarsi laddove, per le asperità del terreno, nessun rover – finora il sistema più sofisticato di esplorazione ravvicinata di mondi alieni – si è mai recato.

La missione NASA Mars2020 – quella che comprende il rover Preseverance e l’elicottero Ingenuity – è una delle tre attualmente attive sulla superficie di Marte, tutte dell’agenzia spaziale americana, anche se a breve (maggio 2021) dovrebbe atterrare il primo lander cinese con il suo rover. Attorno al pianeta rosso orbitano invece ben 8 sonde appartenenti a 6 agenzie spaziali diverse: quella americana, naturalmente, ma anche quella europea (ESA), quella russa, quella indiana, quella cinese e quella degli Emirati Arabi. Seppur con qualche margine di errore, è prevista per il 2024 la prima missione (senza equipaggio) verso Marte di SpaceX, la società aerospaziale fondata da Elon Musk nel 2002. Si tratterebbe della prima missione marziana finanziata da un soggetto privato.

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Da sinistra a destra: l'immagine iconica scattata Buzz Aldrin durante lo sbarco dell'Apollo 11 il 20 luglio 1969. L'elicottero Ingenuity Mars ha catturato in uno scatto la propria ombra, mentre si librava sulla superficie marziana il 19 aprile 2021.

Questa sorta di assembramento robotico a 280 milioni di chilometri dalla terra offre appena uno scorcio su quella che molti ormai chiamano la “nuova corsa allo spazio”. E perché “nuova”? Perché, a differenza della prima – che rappresentava una competizione tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica in cui giocava un ruolo decisivo la necessità di affermare una supremazia ideologica e culturale tra superpotenze – oggi al tavolo siedono molti altri attori. Intanto perché l’esplorazione spaziale è sempre meno un affare esclusivo di Washington e Mosca (il ventaglio delle nazioni con vari livelli di capacità tecnologiche spaziali si sta rapidamente allargando), ma soprattutto comincia a non essere più neppure prerogativa dei soli governi (e relative agenzie), come mostrano le esperienze della stessa SpaceX di Elon Musk, quella Blue Origin di proprietà del fondatore di Amazon Jeff Bezos o, benché limitata a voli suborbitali, la Virgin Galactic di Richard Branson. Sintetica ma completa è la fotografia delle missioni finora compiute che ci racconta Justin Bachman su Bloomberg.

L’esplorazione spaziale pone sfide che richiedono – come capita anche in altri campi dal militare al sanitario – grandi sforzi in ricerca e sviluppo da parte di un ampio ventaglio di eccellenze dalle università alle diverse agenzie pubbliche, fino alle migliori industrie coinvolte nella progettazione, nella costruzione e nell’esecuzione delle missioni. Non sempre questi sforzi vengono coronati da un pieno successo scientifico (anche i fallimenti fanno naturalmente parte del processo di apprendimento), ma è difficile che non si rivelino ottimi investimenti per i paesi che li compiono, tanto più se osservati con la prospettiva del lungo periodo. Se prendiamo in considerazione l’impatto del programma Apollo 11 – secondo i calcoli fatti dalla Nasa – risulta che ogni dollaro speso ne ha generati tre. In che modo? “Un conto fatto ancora dall’ente americano mette insieme più di 30mila oggetti e 20mila brevetti direttamente o indirettamente derivati dal progetto di conquista dello spazio, tra il 1961 e il 1975. Un esempio su tutti: i cuscinetti ad aria, inventati per ammortizzare gli urti nei caschi degli astronauti, riutilizzati dalla Nike per le sue scarpe, tra i più grandi successi commerciali di sempre, racconta il giornalista scientifico Marco Pivato su Pearson.

L’industria aerospaziale – secondo l’editoriale del quinto numero della rivista "Knowledge Transfer Review" di T3 Innovation, dedicata all'Aerospazio, a cura di Bruno Carapella – è ritenuta, ovunque, nel mondo, un comparto di valenza strategica e di rilevanza nazionale. Infatti, è considerata un settore trainante per l’economia, non solo in via diretta, per esempio nel settore delle telecomunicazioni e dell'osservazione della Terra, ma anche in via indiretta, per l’impatto economico positivo che le produzioni di missili e satelliti hanno in vari settori tecnologici di punta, ad esempio nanotecnologie e nuovi materiali”.

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Il rover Perseverance Mars della NASA ha scattato un selfie con Ingenuity. Credit: NASA/JPL-Caltech

E quest’industria sembra essere un asset strategico di rilancio economico per i Paesi colpiti dalla pandemia. Anche per l’Italia. Insideover, infatti, ci spiega “perché l’industria aerospaziale italiana è un punto di forza. Continua: “Uno studio del Centro studi internazionali (Cesi) dedicato al comparto strategico dell’aerospazio per la difesa e la sicurezza (AD&S) ha sottolineato il forte effetto moltiplicatore garantito in questa particolare branca che genera direttamente 4,5 miliardi di euro di fatturato e con l’indotto e l’apporto indiretto supera i 12 miliardi: dalle attività in questione “risulta un moltiplicatore economico delle imprese del settore pari a 2.6, ben il 71% in più rispetto alla media dell’economia italiana. In altre parole, per ogni euro di valore aggiunto creato dal settore, si genera 1,6 euro addizionali di valore aggiunto nell’economia.

In questo contesto, per Milano Finanza “(…) l'Italia deve decidere dove investire le importanti risorse attese con il Recovery Fund, il settore Aerospaziale & Difesa (A&D) deve essere messo al centro della strategia di rilancio del nostro Paese”. Un invito che è risuonato autorevolmente – da ultimo – anche nelle aule parlamentari nel corso dell'audizione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla politica spaziale e aerospaziale On. Bruno Tabacci alla Commissione attività produttive della Camera dei Deputati lo scorso 21 aprile: “Lo spazio è un elemento strategico di sviluppo economico, grazie alla spinta che fornisce al progresso tecnologico e industriale e per i servizi che permette di realizzare, con impatti positivi e ricadute sull’intero sistema Paese. (…)Pertanto, il settore spaziale si candida a rappresentare uno dei volani di maggiore potenziale ed impatto per la ripresa e crescita del nostro Paese nel breve e medio periodo. Su questa base abbiamo proposto di inserire nel Pnrr attività relative alle telecomunicazioni satellitari, all’osservazione della terra, alla navigazione satellitare, alla cosiddetta Space Factory 4.0, all’Accesso allo spazio, alla In-Orbit Economy e Downstream applicativo e dei servizi.”

Lunedì 19 aprile 2021. “Da ieri il cielo non è più un limite (…). Non sappiamo dove ci porterà questo primo volo: sappiamo sicuramente che ci porterà lontano”.

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