Lodigiano, l’ex “terra buona” si reinventa nella cosmetica

speciale: Territorio

Viaggio in un territorio in continua evoluzione.

a cura di Francesco Gastaldi

Quando negli anni Cinquanta il consiglio comunale declinò la proposta di Enrico Mattei di realizzare a Lodi la sua Metanopoli, città e territorio erano convinte che il Lodigiano dovesse mantenere la sua vocazione agricola anche a discapito dell’innovazione. Il sottosuolo sarebbe stato comunque sfruttato – da Mattei, ma anche oggi che alle porte della città è stato da poco aperto uno dei bacini di stoccaggio privati più grandi d’Italia – e il terziario avanzato sarebbe comunque arrivato.

Investitori del gas e dell’energia – due centrali termoelettriche di rilevanza nazionale a meno di venti chilometri l’una dall’altra è quasi un “unicum” – confermano l’appetibilità del Lodigiano grazie alla facilità di accesso alle grandi reti infrastrutturali: autostrada Milano-Napoli, Teem, Alta Velocità ferroviaria. Però i colossi in trasferta nell’hinterland al momento di scegliere hanno volto lo sguardo altrove, nonostante i tre svincoli autostradali dell’appetibilissimo Lodigiano (una delle province più giovani d’Italia), cui comunque sta guardando anche la logistica più qualificata. Ad esempio un futuro polo per lo stoccaggio degli archivi informatici e documentali delle banche e degli istituti finanziari: per ora sulla carta ma con un iter ben avviato. Turchi, spagnoli e israeliani si sono interessati alle grandi aree dismesse della Bassa, così vicine a ferrovia e caselli autostradali, ma poi si sono volatilizzati.

Lodi terra di agricoltura

Eppure l’immagine di un Lodigiano esclusivamente ancorato alla sua tradizione agricola e zootecnica è negli anni mutata profondamente. A fatica, all’inizio; poi i cambiamenti sono arrivati, accelerati dalla crisi e dalle opportunità. La fotografia di un territorio legato alle sue famiglie, alle sue cascine, alle piccole cooperative di produttori che cedevano il latte alla grande industria lattiero-casearia non esiste più. In primis perché la storica Polenghi Lombardo – quella delle Galatine, sponsor indimenticato della Nazionale di Enzo Bearzot che trionfò al Mundial ’82 – è passata attraverso mille trasformazioni cambiando marchio e riducendo le dimensioni. Il Lodigiano ha deciso perciò di sfruttare le sue competenze accumulate in secoli di esperienza sul campo: l’agro-alimentare, la ricerca e la formazione. E un’industria manifatturiera fatta di imprese magari non di grandi dimensioni, ma comunque di eccellenze solide come conferma la classifica Top 200 realizzata dal Centro Studi di Assolombarda e presentata a Lodi il 9 dicembre, capaci di crescere anche dopo la crisi del 2008.

Lodi terra di industrie

Non è un caso che a Lodi si sia sviluppato uno dei Poli di ricerca nel campo dell’agroalimentare e della zootecnia più importanti d’Italia (Parco Tecnologico Padano) accanto al quale l’Università Statale di Milano ha trasferito l’intera Facoltà di Medicina Veterinaria. E che quattro dei principali centri ricerche del CREA risiedano proprio nel Lodigiano. Così come Codogno ha candidato la propria bicentenaria Fiera dell’agricoltura a diventare un centro di formazione permanente per gli agronomi e gli zootecnici di domani: un progetto che prenderà corpo nei prossimi due anni e che vede ancora una volta il Consiglio per la ricerca in agricoltura e il Ministero come partner.

Il Lodigiano di oggi non è solo “terra buona”, come suggeriva uno slogan istituzionale dei primi anni Duemila, ma un tessuto manifatturiero che ha tenuto nonostante la crisi e la fuga delle multinazionali. Un tessuto di piccole/medie imprese solido e qualificato, caratterizzato da eccellenze nel campo informatico, in quello logistico e in quello chimicoC’è chi ha conquistato il mondo con una rete di erboristerie e chi si è posizionato alle spalle dei grandi brand del luxury: ne studia, ricerca, sperimenta, produce e realizza i grandi profumi. Proprio dal settore cosmetico nasce il “distretto” che non ti aspetti.

Lodi terra di evoluzione

Lodi non è mai stata nella sua storia sede di distretti industriali. Lo è ora in quello Lombardo per la cosmetica, e con un ruolo tutt’altro che marginale: una quindicina di aziende per oltre mille addetti, un valore dell’export secondo solo a Milano e Bergamo ma un livello di specializzazione (in coabitazione con Crema con cui crea un ideale “distretto della bellezza” fra profumi e make-up) che la proietta al primo posto in Lombardia, e dunque d’Italia. Diverso il discorso su informatica e sistemi per privati e aziende, arroccato su unico attore, alfiere però dell’innovazione del territorio. Non è un caso se a Lodi, ad esempio, si realizzano i software per la gestione e la sicurezza della gran parte degli stadi di serie A e, fra due anni, pure dei fantascientifici impianti del Mondiale di calcio in Qatar.

Le aziende pertanto esigono sempre più figure professionali qualificate. E Lodi sta rispondendo reinventandosi città universitaria: il processo è stato lungo, più lungo del previsto, ma il campus in cui la Statale di Milano ha appena trasferito l’intera facoltà di Medicina Veterinaria (tremila persone fra studenti, docenti e personale amministrativo) è il centro di gravità attorno al quale stanno formandosi altre realtà accademiche. A Lodi, ad esempio, l’Università di San Marino ha organizzato il primo percorso accademico in “costruzione del territorio”, laureando così i primi dottori geometri italiani. E completando la trasformazione in centro per la formazione qualificata.

 
 
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