Negli ultimi mesi si è registrato un aumento significativo delle procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia, salite a quota 66, di cui circa il 40 % è legato a settori strategici come ambiente ed energia.
L’accelerazione nei controlli comunitari riflette la crescente attenzione su temi legati alla transizione ecologica e alla sicurezza energetica. In particolare, l’Italia è sotto osservazione su aspetti come il rispetto delle direttive sulle emissioni, il corretto utilizzo dei fondi europei per la sostenibilità e l’effettiva messa a terra delle riforme previste dal Green Deal e dal PNIEC. Le procedure aperte rivelano criticità sia normative sia operative in settori sensibili per la competitività del paese.
Nel dettaglio, le procedure riguardano presunte violazioni in materia di qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, autorizzazioni per impianti energetici e il mancato raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Spiccano rispetto a obblighi legati al metano, inquinamento industriale e pianificazione delle rinnovabili. Più parametri di conformità sono monitorati delle risorse stanziate e la velocità della spesa ambientale ed energetica.
Il governo italiano ha più volte dichiarato che, grazie alle riforme e agli interventi regolatori in corso — tra cui la semplificazione delle autorizzazioni per rinnovabili e il meccanismo "Energy Release 2.0" per le imprese energivore — si stiano colmando i gap segnalati dalla Commissione Europea.
Tuttavia, il dato quantitativo delle procedure attive suggerisce che l’Italia deve intensificare il dialogo con Bruxelles e mettere a regime strumenti più efficaci per monitorare la conformità normativa. Se non adeguatamente gestite, le infrazioni possono tradursi in sanzioni pecuniarie e rallentare l’accesso ai finanziamenti europei, minando l’efficacia del PNRR e gli obiettivi di crescita verde.
Secondo fonti europee, il disallineamento può dipendere da lentezze amministrative, ritardi nei piani regionali sulle rinnovabili e mancanze nei sistemi di reporting ambientale. Superare queste criticità richiede investimenti mirati e una governance più efficiente, soprattutto sul monitoraggio dei progetti e sulla trasparenza dei dati. Allo stato attuale, l’onda delle procedure UE appare come un campanello d’allarme: per restare competitivo e allineato agli standard europei, l’Italia dovrà rafforzare la capacità attuativa nelle materie ambientali ed energetiche.
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