L'edizione 2025 dell’Osservatorio Intesa Sanpaolo - H2IT sull’idrogeno restituisce l’immagine di un settore giovane, ma già sorprendentemente strutturato. Il 58% delle imprese della filiera genera ricavi dall’idrogeno, ricorda il quotidiano “Oresette”. Una quota che sale al 66% nel manifatturiero – e oltre la metà destina più del 10% degli investimenti complessivi a questo ambito. Un dato che conferma come l’idrogeno non sia più un terreno sperimentale, ma un segmento industriale in rapida evoluzione. La filiera italiana, pur con un’età media di presenza nel settore pari a soli 8 anni, mostra competenze consolidate. Un quarto delle aziende opera nell’idrogeno da dieci anni e in media presidia cinque segmenti della catena del valore, dalla produzione alle applicazioni finali. Forte anche la proiezione internazionale: il 46% del fatturato legato all’idrogeno proviene dall’estero, percentuale che raggiunge il 60% tra le imprese manifatturiere. Otre il 90% delle imprese prevede un aumento del fatturato entro il 2026 e l’85% si attende un incremento degli investimenti, con un quarto delle aziende che stima una crescita superiore al 25%. La pipeline progettuale appare solida. Infatti irca il 70% ha progetti in fase avanzata e il 25% iniziative già in costruzione, in linea con le scadenze del Pnrr. L’Osservatorio evidenzia anche un ecosistema tecnologicamente avanzato. Il 70% delle imprese dispone di un reparto interno di R&S. Inoltre il 65% investe in formazione dedicata e tre quarti hanno adottato almeno una tecnologia 4.0, tra cloud, AI, IoT e sistemi di integrazione dati. Cresce anche il ricorso ai fondi pubblici, con la quota media che passa dal 22% al 37%. Infatti la domanda ancora debole e quadro normativo percepito come poco chiaro. Le imprese chiedono una strategia nazionale più strutturata e strumenti di sostegno alla domanda, ritenuti essenziali per creare un vero mercato dell’idrogeno. Nonostante ciò, la maggioranza considera raggiungibili gli obiettivi del PNIEC 2030, purché accompagnati da interventi di policy adeguati.
Milano – Inaugura “We Light The Sport”, il progetto di promozione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei tecnici di settore dedicato all’illuminazione degli impianti sportivi ideato da ASSIL (Associazione Nazionale Produttori Illuminazione) federata ANIE Confindustria. Secondo i dati del “Rapporto Sport 2025” di ICSC (Istituto per il credito sportivo e culturale) in Italia si contano oltre 78.000 impianti sportivi e 144.000 spazi di attività, con una media di 1,38 impianti ogni 1.000 abitanti. Tuttavia, il quadro evidenzia forti squilibri territoriali: nelle Regioni del Sud la dotazione è inferiore alla media nazionale e la quota di strutture non funzionanti raggiunge il 15%, con punte del 19%, contro l’8% nazionale. Il 70% degli impianti è di proprietà pubblica – prevalentemente comunale – e oltre il 40% è stato costruito negli anni Settanta e Ottanta, segnalando un patrimonio datato che richiede interventi strutturali di riqualificazione e rigenerazione. Gli investimenti mostrano una ripresa significativa: nel 2024 hanno raggiunto circa 500 milioni di euro (+39% sul 2023), terzo anno consecutivo di crescita. Tuttavia, la spinta è trainata soprattutto dai Comuni del Nord, che concentrano quasi la metà degli interventi nazionali, mentre il Sud – pur presentando maggiori criticità – continua a registrare un livello di investimento inferiore. In questo contesto, l’illuminazione rappresenta una delle voci più rilevanti di consumo energetico e di spesa gestionale. L’introduzione di sistemi di illuminazione intelligente – basati su tecnologia LED, sensori di presenza e luminosità, regolazione automatica dell’intensità e piattaforme di controllo da remoto – consente di ridurre in modo significativo i consumi, ottimizzare le ore di accensione e programmare la manutenzione in modo predittivo. Oltre al risparmio economico, questi sistemi migliorano la qualità visiva per atleti e spettatori, aumentano la sicurezza e permettono di adeguare l’impianto agli standard richiesti per competizioni di livello superiore.
A2A ha pubblicato il nuovo Sustainable Finance Framework, l’insieme di linee guida che rafforzano l’integrazione tra la strategia finanziaria e quella di sostenibilità del Gruppo, allineando la precedente versione ai nuovi obiettivi previsti dall'aggiornamento del Piano Strategico 2024-2035. È stato contestualmente reso pubblico il Factsheet Programmatico, il documento che dettaglia le caratteristiche dei futuri European Green Bond, in conformità al Regolamento (UE) 2023/2631. Per A2A la Finanza Sostenibile rappresenta una delle leve del Piano Strategico basato sui due pilastri: Transizione Energetica ed Economia Circolare. Il Gruppo si impegna a raggiungere una quota di debito ESG sul totale superiore al 90% al 2030 e arrivare al 100% al 2035. Le principali modifiche del nuovo Framework, rispetto alla versione del 2024, comprendono l’aggiunta della componente "blue" legata ai progetti di tutela e valorizzazione della risorsa idrica, l’ampliamento delle tipologie di progetti green con l’inclusione dei data center e l’estensione da 2 a 4 anni del periodo prospettico considerato per l’allocazione dei proventi. Fra le novità della componente Sustainability-Linked sono stati aggiornati i target dei 3 KPI relativi alle emissioni dirette e indirette del Gruppo, alla capacità installata da fonti rinnovabili e alla capacità installata delle reti elettriche. Il Sustainable Finance Framework, che riguarda qualsiasi tipo di strumento finanziario, è stato redatto in conformità con le linee guida e la regolamentazione di riferimento, incluse le versioni più recenti dei Green Bond Principles e dei Sustainability-Linked Bond Principles gestiti dall'International Capital Market Association (ICMA), nonché con i Green Loan Principles e i Sustainability-Linked Loan Principles gestiti dalla Loan Market Association (LMA) e le Guidelines for Blue Finance Version 2.0 pubblicati dall’International Finance Corporation (IFC).
È stato inaugurato oggi l'A2A Power Hub, un ecosistema integrato che unisce ricarica ad alta potenza, energia green e innovazione per contribuire allo sviluppo della mobilità elettrica. Un’infrastruttura all’avanguardia dal punto di vista tecnologico con 5 colonnine ultrafast da 300 kW e una colonnina City Plug da 14 kW per la ricarica simultanea di 12 veicoli, che incontra le esigenze di chi necessita di una ricarica rapida e di chi può dedicare tempi più lunghi alla sosta. L’Hub è dotato di un sistema di gestione dei flussi energetici, l’Energy Management System, che rende più efficiente l’utilizzo dell’energia coordinando un impianto fotovoltaico da 11 kWp per l’autoproduzione da fonte rinnovabile, un’infrastruttura di accumulo da 100 kWh e la rete elettrica. Tutte le colonnine sono alimentate da energia 100% green certificata. All’interno dell’Hub sono state integrate alcune soluzioni volte a migliorare la customer experience: tutte le colonnine sono abilitate al pagamento tramite POS per offrire immediatezza di utilizzo - e di un sistema di assistenza diretto in caso di necessità. È attiva, inoltre, la videosorveglianza in real-time, da una Control room dedicata, per la sicurezza degli utenti e delle infrastrutture. Al fine di raccogliere segnalazioni e suggerimenti viene messo a disposizione degli automobilisti un QrCode, presente sugli schermi delle infrastrutture di ricarica, per entrare in contatto diretto col back office di A2A. All’ingresso dell’area è inoltre presente un totem multimediale che propone contenuti digitali pensati per intrattenere durante il tempo di attesa della ricarica. L’A2A Power Hub - realizzato dalla società del Gruppo A2A E-Mobility - si distingue anche per l’architettura moderna e funzionale e il progetto ha previsto un intervento di riqualificazione urbana dell’area, con lavori di de-pavimentazione e nuova pavimentazione permeabile, oltre alla creazione di aree verdi che aiutano a ridurre le isole di calore. La pensilina consente il recupero dell’acqua piovana che verrà resa disponibile per irrigare le zone verdi restituendo al contesto urbano uno spazio rigenerato e funzionale.
Nel mondo i boschi arretrano, in Italia avanzano. È una notizia che sorprende e, per una volta, racconta un Paese capace di andare controcorrente. Oggi il 37% del territorio nazionale è coperto da foreste: siamo secondi in Europa solo alla Spagna e contiamo circa 200 alberi per abitante, quasi 12 miliardi in totale. Nel solo ultimo anno sono stati messi a dimora oltre 3 milioni di nuovi alberi, su quasi 4 mila ettari. Un investimento in capitale naturale che, secondo l’Atlante delle Foreste di Legambiente, genererà più di 20 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici per tutta la vita degli impianti.
Numeri incoraggianti, ma non ancora sufficienti. Perché il punto non è solo piantare, ma far crescere. Molti boschi italiani vengono tagliati dopo 10-20 anni, prima che possano svolgere appieno il loro ruolo climatico. Un singolo albero può assorbire fino a 40 kg di CO₂ all’anno, ma è il tempo – decenni, secoli – a trasformare un bosco in una vera infrastruttura naturale: difesa del suolo, regolazione delle acque, tutela della biodiversità, resilienza climatica.
Le foreste secolari, come quelle del Monte Cimino, del Gargano o delle faggete dei Casentinesi, sono rare e preziose. Rappresentano non solo un patrimonio ambientale riconosciuto dall’Unesco, ma anche un modello economico alternativo: meno sfruttamento immediato, più valore nel lungo periodo.
Il 2026 potrebbe segnare una svolta. Mercati dei crediti di carbonio, progetti di riforestazione, associazioni forestali, adozione di alberi e boschi: sta nascendo un’economia che riconosce alla natura un valore misurabile. Crescono anche le superfici gestite in modo sostenibile: oltre 85 mila ettari sono già certificati FSC. Non significa “non tagliare”, ma gestire con regole che garantiscono futuro, tracciabilità e benefici condivisi.
La vera sfida, oggi, è passare dalla quantità alla qualità. Trasformare l’aumento dei boschi in foreste capaci di durare secoli. Perché il capitale naturale, come quello industriale, rende davvero solo se si investe con visione.
Sembra una gara di velocità, ma il cronometro mondiale dell’efficienza energetica continua a restituire un dato disarmante: stiamo correndo… ma non abbastanza. Mentre il Pianeta si stringe nelle promesse climatiche prese in sedi internazionali, l’asticella dei risultati reali si muove più lentamente del necessario. Eppure, proprio nei piccoli scatti degli ultimi mesi si intravede la possibilità di un cambio di passo decisivo.
Il nuovo report Energy Efficiency 2025 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia lo dice chiaramente: il miglioramento dell’intensità energetica globale – cioè quanta energia serve per produrre valore economico – sta finalmente accelerando dopo un 2024 deludente. Il tasso di crescita è oggi all’1,8%, quasi il doppio rispetto allo scorso anno, ma ancora lontano da quel 4% annuo che la COP28 aveva indicato come obiettivo imprescindibile entro il 2030 per mantenere il clima entro margini gestibili.
La fotografia è nitida: i progressi non mancano, ma sono distribuiti in modo diseguale. Da un lato, economie come India e Cina stanno imprimendo una spinta significativa, con miglioramenti stimati tra il 3% e il 4%. Dall’altro, Stati Uniti e Unione Europea mostrano un rallentamento evidente: superata la fase di efficienza “forzata” generata dalla crisi energetica, l’intensità migliora ora solo dell’1%, segnando una frenata che pesa sulla dinamica globale.
A rendere il quadro ancora più complesso intervengono tre elementi. Primo: la crescita della domanda energetica nel settore industriale, sempre più energivoro, che assorbe due terzi dell’incremento registrato dal 2019 a oggi e neutralizza parte dei progressi ottenuti altrove. Secondo: politiche pubbliche spesso troppo lente nell’aggiornare standard e regolamentazioni, incapaci di tenere il ritmo dell’innovazione tecnologica. Terzo: la nuova geografia climatica del pianeta, che spinge milioni di persone a un uso sempre più intenso della climatizzazione. Il raffrescamento è oggi la voce di consumo energetico cresciuta più rapidamente negli edifici: oltre il 4% l’anno dal 2000, con apparecchi che nella maggior parte dei casi restano ancora poco efficienti.
Eppure, il report IEA indica anche un fronte ricco di opportunità economiche. Gli investimenti in efficienza energetica hanno sfiorato gli 800 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 6% sull’anno precedente. Un segnale che le imprese, in molti Paesi, iniziano a considerare l’efficienza non come un costo, ma come una leva strategica per competitività, riduzione dei rischi e aumento della resilienza. C’è poi il tema del lavoro: nel 2024 il settore contava quasi 18 milioni di occupati nel mondo, ma con un potenziale molto più ampio. La vera barriera non è la domanda, bensì la carenza di competenze specializzate, un vuoto che frena la capacità di realizzare progetti, innovare processi e scalare soluzioni.
L’efficienza energetica, insomma, non è solo una questione tecnica. È una strategia industriale, una politica sociale, una promessa di stabilità economica. E il suo avanzamento — anche se oggi procede in modo incerto – resta una delle leve più immediate, convenienti e ad alto impatto per ridurre consumi, emissioni e costi per imprese e cittadini. La partita è aperta: la velocità attuale non basta, ma la direzione, finalmente, sembra quella giusta.
Cari Stakeholder,
Siamo entusiasti di presentarvi la prima edizione del Bilancio di Sostenibilità di Ferrari Giovanni Industria Casearia S.p.A, che rappresenta un’importante tappa nel nostro percorso verso una maggiore sostenibilità in tutte le sue dimensioni: ambientale, economica e sociale. Negli ultimi anni abbiamo definito ed investito nel progetto “Casa della sostenibilità Ferrari” il cui nome testimonia di quanto questo sia per l’azienda un valore centrale. Lo consideriamo un progetto ambizioso che ha come obiettivo la crescita sostenibile del business e come valore fondante la tutela del territorio, delle persone e il benessere degli animali.
Il Bilancio di Sostenibilità del Gruppo VIVI è arrivato al suo quarto anno di vita. In questi quattro anni, ovvero da quando abbiamo scelto con convinzione di iniziare questo cammino, abbiamo consolidato il nostro impegno, affinato le nostre strategie e rafforzato il dialogo con i nostri stakeholder. Questo documento è il risultato di un lavoro collettivo, di cui sono orgoglioso. L’ascolto rimane sempre una delle prerogative del nostro Gruppo. Un ascolto che si manifesta nella condivisione di pensiero e nel ragionamento comune e che, anche in questa occasione, ha rappresentato la base per stilare il nuovo Bilancio di Sostenibilità. Grazie alle attività di stakeholder engagement, ci siamo confrontati con le persone di VIVI, i clienti, le comunità in cui operiamo e le associazioni che sosteniamo, per ricevere i loro feedback e conoscerne le aspirazioni future.
La dichiarazione di sostenibilità di Nokia per il 2024 è ora disponibile come parte del Rapporto Annuale Nokia.
In Nokia, la sostenibilità è al centro di tutto ciò che facciamo. Nel 2024, abbiamo compiuto progressi significativi:
Riduzione delle emissioni totali di gas serra del 28% rispetto al 2023 e del 36% rispetto al 2019
Raggiungimento dell'87% di utilizzo di energia elettrica rinnovabile nelle nostre strutture, con l'obiettivo di raggiungere il nostro obiettivo del 100% entro il 2025
Riduzione delle emissioni dei fornitori del 28% rispetto al 2023, in parte grazie al miglioramento dell'integrità dei dati
Stiamo inoltre promuovendo il cambiamento con:
606 audit dei fornitori e 420 raccomandazioni di miglioramento affrontate
39 milioni di nuovi abbonati alla fibra ottica e 349 milioni di abbonamenti alla banda larga mobile.
La sostenibilità è un valore importante per noi. Ci impegniamo a promuovere un approccio che bilancia la sostenibilità economica con quella sociale e ambientale. Il nostro motto è “Pazienti sani, in un mondo sano”.
Nuovo sportello con chiusura 30 settembre 2025.
Riaperto il bando per il “Sostegno per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI” che prevede contributi a fondo perduto per programmi di investimento delle pmi, finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici o mini eolici, per l’autoconsumo immediato e per sistemi di accumulo/stoccaggio dell’energia.
Sono ammesse le spese, non inferiori a 30 mila euro e non superiori a 1 milione di euro relative ad una sola unità produttiva dell'impresa proponente, per:
Gli interventi devono essere avviati dopo la data di presentazione della richiesta di contributo e completati entro 18 mesi dalla data del provvedimento di concessione.
Gli investimenti da effettuare dovranno necessariamente prevedere al fine della erogazione dei contributi la realizzazione di una diagnosi energetica redatta da:
Qualora l’impresa risulti già in possesso di una diagnosi energetica in corso di validità, la stessa dovrà essere integrata con gli elementi propri e qualificanti del programma di investimento per il quale sono state richieste le agevolazioni;
L'agevolazione, non soggetta ai vincoli del de minimis, avrà le percentuali a fondo perduto seguenti :
La procedura è valutativa a graduatoria, non potrà quindi essere un click day. La domanda di agevolazione deve essere presentata in formato elettronico, utilizzando la piattaforma messa a disposizione da Invitalia a partire dalle ore 12.00 del giorno 8 luglio 2025 e fino alle ore 12.00 del giorno 30 settembre 2025. Per ulteriori informazioni e decreti sono disponibili i siti internet del MIMIT e Invitalia. Chi utilizzerà questo incentivo non potrà cumularlo con altri incentivi pubblici, salvo eccezioni.
Le aziende possono contattare Pierluigi Bertolini - Area Credito e Finanza - email pierluigi.bertolini@assolombarda.it, l’Area Credito e Finanza, email fin@assolombarda.it, tel. 02.58370704, o richiedere online un appuntamento per: maggiori informazioni su questa notizia, un confronto sugli incentivi disponibili; un’assistenza nella stima delle esigenze di liquidità, nella costruzione di business plan e nel dialogo con i finanziatori; un approfondimento sul supporto personalizzato di Assolombarda Servizi, che integra i servizi di Assolombarda con una consulenza specializzata.
Bando camerale "Impresa sostenibile 2025". Le richieste potranno essere presentate dalle 10.00 del 4 settembre al 31 ottobre, salvo esaurimento fondi o proroga
Possono partecipare le piccole o medie imprese che hanno la sede oggetto dell’intervento, per il quale si richiede il contributo, iscritta e attiva al Registro Imprese nella sezione territoriale della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
E' possibile per ciascuna impresa partecipare ad entrambe le Linee previste, ma dovrà presentare due domande separate, una per ogni misura, allegando la documentazione richiesta.
Per entrambe le misure, dal 2 ottobre le MEDIE IMPRESE, per non incorrere in decurtazioni del contributo concesso, dovranno allegare anche un’Attestazione prodotta dal soggetto fornitore/intermediario dei servizi assicurativi relativa all’adempimento dell’obbligo di sottoscrizione delle polizze catastrofali, con le caratteristiche indicate nel Regolamento art. 8.1.8.
L’agevolazione è composta da due misure di intervento che prevedono differenti tipologie di spese ammissibili:
MISURA A – INVESTIMENTI ENERGETICI
Principali spese ammissibili: Impianti per la produzione di energie rinnovabili, sistemi di accumulo dell’energia, sostituzione di impianti a attrezzature produttive e/o di climatizzazione che comportino un risparmio di energia, sistemi di domotica e monitoraggio dei consumi, interventi di relamping, spese strumentali connesse (es. consulenza tecnica, formazione, lavori necessari per la realizzazione degli interventi).
Gli interventi per i quali è richiesto il contributo dovranno essere al servizio degli spazi occupati dall’azienda e dei suoi processi produttivi.
MISURA B – OTTENIMENTO DELLA CERTIFICAZIONE ENERGETICA
Principali spese ammissibili: spese di consulenza inerenti all’accompagnamento per l’ottenimento della certificazione (max 70%) e spese per l’ottenimento e la registrazione della certificazione, fatturate dall’ente certificatore o verificatore. Oltre ad un con contributo forfettario per il riconoscimento dell’impegno del personale interno che l’azienda dedica alla realizzazione del percorso di certificazione (max 15%).
Tutte le tipologie di spese ammissibili devono essere indicate in una specifica relazione tecnica, che deve dettagliare gli interventi finalizzati a conseguire un effettivo efficientamento energetico del sistema produttivo rispetto alle condizioni pre-investimento e/o attestare la rispondenza alle previsioni del bando degli altri interventi.
Per la relazione tecnica l’impresa si dovrà avvalersi esclusivamente di uno o più soggetti tra EGE certificati e/o tecnici iscritti, al momento della presentazione della relazione, all’albo riferito ad uno degli ordini professionali sottoposti a vigilanza ministeriale ed espressamente indicati nel bando.
L’agevolazione consiste, per la Misura A, nella concessione di un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese considerate ammissibili, nel limite massimo di 50.000 €. I progetti dovranno prevedere un investimento minimo di 10.000 €.
Per la Misura B, l’agevolazione consiste, invece, nella concessione di un contributo a fondo perduto pari al 70% delle spese considerate ammissibili, nel limite massimo di 20.000 €. I progetti dovranno prevedere un investimento minimo di 3.000 €.
Le agevolazioni sono concesse in regime "de minimis".
Le spese ammissibili potranno essere fatturate e quietanzate, a partire dalla data di approvazione del bando, ovvero dal 31 luglio 2025 e fino al 31 ottobre 2026. Farà fede la data di emissione della fattura e del relativo pagamento.
Le richieste di contributo potranno essere presentate dalle 10:00 del 4 settembre 2025 al 31 ottobre 2025; in caso di chiusura anticipata dello sportello telematico per esaurimento delle risorse sarà pubblicata un’apposita comunicazione sul sito internet istituzionale della Camera.
L’assegnazione dei contributi avverrà con procedura a sportello valutativo, per la Misura A, unicamente a sportello per la Misura B.
La invitiamo a richiedere online un appuntamento oppure a contattare Davide Romano (davide.romano@assolombarda.it) o l’Area Credito e Finanza, fin@assolombarda.it, tel. 02.58370704, per maggiori informazioni su questa notizia; un confronto sugli incentivi disponibili; un’assistenza nella stima delle esigenze di liquidità, nella costruzione di business plan e nel dialogo con i finanziatori.
A dicembre 2024 l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha pubblicato uno standard volontario di rendicontazione della sostenibilità per le PMI non quotate (Voluntary reporting standard for SMEs - VSME).
L’iniziativa, pensata per semplificare e standardizzare la comunicazione delle performance di sostenibilità delle micro-PMI non quotate, ha l’obiettivo di ridurre l’onere delle imprese, consentendo loro di raccogliere e comunicare i dati in modo più semplice ed efficiente, rispondendo così alle crescenti richieste di trasparenza da parte di stakeholder, come investitori, banche e grandi aziende.
Lo standard (al momento solo in lingua inglese) è scaricabile nella sezione Contenuti Correlati di questa news. Maggiori informazioni sono presenti sul sito di EFRAG.
Lo Standard VSME si articola in due moduli:
Modulo Base, che offre un set essenziale di informazioni di sostenibilità per le PMI che iniziano il loro percorso di rendicontazione;
Modulo Avanzato, che consente alle PMI di fornire informazioni più dettagliate sulle loro pratiche di sostenibilità.
Conterrà principi di informativa su:
Fattori ambientali: energia ed emissioni di gas a effetto serra, risorse idriche, economia circolare, inquinamento e biodiversità;
Fattori sociali: salute e sicurezza, pari opportunità, condizioni di lavoro, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
Fattori di governance: la struttura della governance e le responsabilità in relazione alle questioni di sostenibilità, la composizione degli organi di amministrazione, la lotta contro la corruzione, lo stakeholder engagement.
Micro, piccole e medie imprese lombarde, che presentino progetti in forma di aggregazione formata da almeno 5 imprese rappresentanti la/le filiera/e alla data di presentazione della domanda. All’aggregazione potranno aderire anche soggetti diversi dal PMI (es. Grandi imprese, Midcap associazioni di categoria, società consortili, centri di ricerca, università), ma in tale ipotesi i partecipanti diversi dalle PMI non potranno essere in alcun modo beneficiari di contributi, pertanto, le spese che dovessero eventualmente sostenere non saranno ritenute ammissibili al contributo, ma saranno comunque considerate parte del progetto proposto e tenute in considerazione in sede di valutazione dello stesso.
Le domande di partecipazione potranno essere presentate attraverso la piattaforma Bandi e servizi Online dalle ore 10.00 del 3 dicembre 2024, fino alle ore 16.00 del 3 aprile 2025 e saranno selezionate tramite una procedura valutativa a graduatoria, secondo i criteri di valutazione definiti nel bando stesso.
Quanto vale davvero uno stipendio? Oggi, la retribuzione non è più solo una questione di cifre: rappresenta opportunità, qualità della vita e impatto sociale. Il modo in cui un’azienda remunera il personale racconta molto dei suoi valori, delle sue strategie e della sua visione del futuro.
Fino a pochi anni fa, i sistemi retributivi si basavano quasi esclusivamente sullo stipendio fisso e su bonus legati alla performance economica. Attualmente, invece, diverse imprese stanno adottando modelli che tengono conto di tre aspetti fondamentali. Il primo è la sostenibilità economica, perché una politica retributiva deve essere sostenibile nel lungo periodo, evitando eccessi che possano compromettere la stabilità aziendale. Il secondo è la sostenibilità sociale, che significa garantire equità, inclusione e benessere per il personale. Il terzo è la sostenibilità ambientale, che spinge le aziende a ripensare i processi produttivi e le strategie operative per ridurre consumi ed emissioni.
In considerazione di tali aspetti, le imprese hanno iniziato a sperimentare nuovi modelli retributivi capaci di coniugare crescita aziendale e responsabilità sociale. Alcune, in particolare, hanno legato una parte dei bonus all'adozione di processi produttivi a minor impatto ambientale, come l'uso di fonti energetiche rinnovabili. Altre hanno introdotto benefit legati alla mobilità sostenibile, con contributi per chi utilizza mezzi pubblici o auto elettriche. Altre, ancora, hanno potenziato il welfare aziendale, che integra benefit non monetari come supporto alla genitorialità, percorsi di formazione e programmi di benessere psicofisico. Tali benefit sono apprezzati dai lavoratori e possono contribuire a ridurre il turnover e aumentare il senso di appartenenza all’azienda.
Un sistema retributivo sostenibile, per funzionare, deve essere misurabile. Gli indicatori classici di performance economica restano fondamentali, ma devono essere affiancati da strumenti in grado di valutare gli impatti qualitativi. Le strategie più efficaci prevedono l’adozione di indicatori ambientali, sociali e di benessere aziendale. In particolare, in ambito ambientale, vengono monitorati parametri come la riduzione delle emissioni di CO₂ e l’incremento dell’uso di materiali riciclati. Sul fronte sociale, si guarda alla riduzione del gender pay gap e all’aumento delle opportunità di carriera per i dipendenti. Il benessere aziendale viene spesso misurato attraverso survey interne e analisi dei tassi di engagement, per capire quanto i lavoratori si sentano valorizzati e motivati.
Guardando al futuro, le imprese che sapranno integrare criteri di sostenibilità economica, sociale e ambientale nei sistemi retributivi potranno rafforzare la propria competitività e attrattività sul mercato del lavoro. Un approccio sostenibile alla remunerazione è un’opportunità per migliorare l’efficienza, valorizzare le risorse interne e rispondere alle nuove aspettative del mercato. Un modello che, se ben calibrato, può generare valore per l’azienda e per il contesto in cui opera.
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