L'economia della Lombardia nel confronto nazionale ed europeo - Ottobre 2020

Nel 2020 il PIL lombardo fletterà del -10,2%, più della media nazionale, ma nel 2021 il rimbalzo del +6,9% sarà più consistente.

La ripresa del manifatturiero in Italia è rapida e sopra le attese. Con l’ultimo dato riferito ad agosto, l’Istat ha certificato il ritorno completo della produzione industriale italiana sui livelli di attività precedenti la pandemia, con un +0,4% rispetto a gennaio 2020. Nel manifatturiero è dunque in corso una ripresa a ‘V’ (tanto ripida è stata la caduta, tanto veloce il recupero), a differenza della forma a ‘L’ che caratterizzò la Grande Crisi, con quella lentissima ripartenza nel 2009 e nel quinquennio successivo. 

Quella di oggi è una ripresa più veloce rispetto ai maggiori competitor europei, a evidenza della competitività del nostro manifatturiero: la produzione industriale ad agosto è sopra i livelli pre-pandemia solo in Italia, mentre in Germania è ancora sotto del -11,2% e in Francia del -5,4%.

Tuttavia, considerando nel complesso i primi otto mesi del 2020, la perdita di produzione industriale in Italia è del -15,4% rispetto al 2019; il recupero si prospetta dunque lungo. Inoltre, alla risalita dell’industria si affiancano andamenti ancora molto depressi nei servizi e, la recrudescenza della pandemia, cui stiamo assistendo negli ultimi giorni, potrebbe condizionare in modo significativo lo scenario a breve termine, mettendo a rischio la ripresa in atto.

In Lombardia, a settembre e nel primo parziale di ottobre, la ripartenza dell’economia continua ad essere vivace. Tutti gli ‘indicatori soft’ che monitoriamo per comprendere l’andamento più recente dell’attività produttiva sono, infatti, in sensibile ripresa e si avvicinano ai livelli precedenti la pandemia: i consumi elettrici in Lombardia a settembre sono del -3,6% inferiori ai valori di un anno fa, così come il traffico dei veicoli pesanti sulle tangenziali milanesi solo del -2% nella prima metà di ottobre

Dati in controtendenza rimangono gli ingressi in area B a Milano (-28% a settembre), il traffico dei veicoli leggeri sulle tangenziali (-14% nelle media delle prime due settimane di ottobre) e la mobilità delle persone per motivi di lavoro (-22% in Lombardia al 15 di ottobre), ancora molto al di sotto del pre-Covid per effetto anche dell’intenso ricorso allo smart working da parte delle imprese del territorio. 

Il sorprendente miglioramento della congiuntura, soprattutto nel manifatturiero come detto, ha indotto i previsori a un rialzo delle stime formulate prima dell’estate. Questo non toglie che il 2020 segnerà la peggiore recessione dal Dopoguerra per l’Italia e per la Lombardia, così come per la maggior parte dei Paesi a livello globale (fatta eccezione per la Cina, in crescita del +1,9% secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale). 

Per l’Italia la forbice sulla perdita complessiva annua varia tra il -9% e il -11%. Nelle stime più recenti di Prometeia (formulate ad ottobre 2020), il PIL italiano nel 2020 è previsto in flessione del -9,6% e per la Lombardia le previsioni sono di un più pesante -10,2%. Ma per la Lombardia il rimbalzo nel 2021 è atteso più consistente, pari al +6,9%, rispetto al +6,2% del totale nazionale.

Così, a fine 2021 la perdita cumulata di PIL dell’Italia e quella della Lombardia saranno allineate e intorno al -4%. Per quanto riguarda le nostre province, gli impatti attesi sono più differenziati, riflettendo differenti strutture e vocazioni settoriali. Grazie alla più veloce ripartenza del manifatturiero la perdita a fine 2021 sarà più contenuta per Lodi (-1,4% rispetto al 2019), Monza e Brianza (-2,4%) e anche per Pavia (-3,6%). Al contrario, Milano (-5,1%) risentirà maggiormente la più lenta risalita dei servizi (non solo alle imprese e alle persone ma anche turistici) rispetto al manifatturiero.  

Infine, indicazioni tempestive sul mercato del lavoro possono essere tratte dagli annunci pubblicati sul web: secondo le elaborazioni di Burning Glass-Crisp, tra luglio e settembre 2020 in Lombardia risultano del -4% inferiori rispetto al 2019 (dopo il -34% registrato nel secondo trimestre quello più colpito dal lockdown e il -14% dei primi tre mesi del 2020). Gli andamenti settoriali sono molto eterogenei e riflettono le necessità contingenti delle imprese: sembra che le offerte di lavoro sul web abbiano perso quel carattere programmatico a 3-6 mesi del pre-pandemia. In particolare, nel terzo trimestre tornano a crescere l’alloggio e ristorazione (+41%), ma anche il trasporto e magazzinaggio (+20%) e il manifatturiero (+7%); sono invece ancora in forte diminuzione, pur attenuata, il commercio (-15%) e soprattutto i servizi alle imprese (-20% le attività professionali, -30% i servizi di informazione e comunicazione). Peculiare l’andamento degli annunci in sanità e assistenza sociale che registrano variazioni tendenziali positive del +70% circa in tutti i periodi analizzati, riflettendo la domanda di lavoro crescente per far fronte all’epidemia.

L’impatto della pandemia sul mercato del lavoro rimane dunque rilevante come confermano, ancora una volta, anche i dati di Cassa Integrazione. Infatti, pur proseguendo il riassorbimento dopo l’esplosione ad aprile, i volumi rimangono ingenti: 42 milioni di ore autorizzate nel solo mese di settembre in Lombardia, per un totale di 156 milioni di ore nel 3° trimestre (di cui 73 milioni a Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia).

Scarica il rapporto completo "Booklet Economia - La Lombardia nel confronto nazionale ed europeo - N. 50/ottobre 2020".